Mick Jagger, il leggendario frontman dei Rolling Stones, ha recentemente condiviso le sue riflessioni sull’uso dell’intelligenza artificiale (AI) nella musica, in un’intervista con l’edizione americana di Billboard. Jagger ha chiarito che non desidera essere imitato dall’AI, né vocalmente né strumentalmente, e ha espresso la sua contrarietà a che la gente pubblichi materiale che suoni esattamente come i Rolling Stones, considerandolo un errore.

Il cantante ha affermato: “Non voglio che mi imitino, ma se qualcuno vuole far musica con l’intelligenza artificiale, la faccia pure purché il risultato sia originale”. Questa posizione riflette una visione equilibrata, in cui Jagger riconosce il potenziale creativo dell’AI, ma sottolinea l’importanza dell’input umano e dell’originalità.

Keith Richards, chitarrista della band, ha condiviso opinioni simili, affermando di preferire idee nuove piuttosto che copie. Ha sottolineato che la musica deve evolversi e non ripetersi, evidenziando la necessità di innovazione nel panorama musicale contemporaneo.

Jagger ha anche raccontato un’esperienza personale riguardante l’uso dell’AI per generare titoli per l’album Hackney Diamonds, pubblicato nel 2023. Inserendo diverse proposte di titoli in un modello di linguaggio, ha trovato le risposte ottenute insoddisfacenti, definendole “spazzatura”. Questa esperienza gli ha fornito una sorta di “terapia inversa”, rafforzando la sua fiducia nelle proprie idee creative.

Nonostante le riserve, i Rolling Stones hanno fatto uso della tecnologia AI in modo limitato. Nel video musicale di In the Stars, tratto dal loro album Foreign Tongues, in uscita il 10 luglio 2026, hanno utilizzato la tecnologia deepfake per ringiovanire digitalmente i membri della band, restituendo loro l’aspetto degli anni ’70.

In sintesi, mentre Jagger e Richards riconoscono il potenziale dell’AI nella musica, enfatizzano l’importanza dell’originalità e dell’apporto creativo umano, evitando che l’AI venga utilizzata per imitare o replicare il loro stile musicale.