Dal 13 luglio, il film cult di Pupi Avati, ‘La casa dalle finestre che ridono’, torna nelle sale cinematografiche in una versione restaurata, a cinquant’anni dalla sua prima uscita. Distribuito da CG Entertainment in collaborazione con Cat People, il film si presenta come un’opera fondamentale del genere horror italiano, definito dallo stesso Avati come ‘gotico padano’.

La trama ruota attorno a Stefano, interpretato da Lino Capolicchio, un giovane restauratore che si reca in un piccolo paese della Bassa Ferrarese per recuperare un affresco macabro raffigurante il martirio di San Sebastiano, opera di Buono Legnani, un pittore noto per la sua follia e il suo suicidio. Durante il restauro, Stefano si imbatte in eventi inquietanti e morti misteriose, scoprendo che il passato del pittore è avvolto da leggende oscure e segreti che gli abitanti del paese sembrano nascondere.

Tra i pochi disposti a rivelare qualcosa c’è Coppola, un tassista alcolizzato interpretato da Gianni Cavina, che offre a Stefano un barlume di verità in un contesto di reticenza generale. Avati ha dichiarato che la storia trae ispirazione da esperienze personali, in particolare da un episodio inquietante legato a un prete donna scoperto in un cimitero durante il periodo post Prima Guerra Mondiale.

Il film, girato in appena cinque settimane tra aprile e maggio del 1976 in diverse località dell’Emilia-Romagna, tra cui Comacchio e Minerbio, ha riscosso un successo inaspettato al botteghino, incassando oltre 700 milioni di lire e vincendo il Premio della Critica al Festival du Film Fantastique di Parigi nel 1979. La location principale, un casolare vicino a Malalbergo, è stata demolita poco dopo le riprese, rendendo il film ancora più affascinante per la sua aura di nostalgia e mistero.

Con il suo mix di horror e atmosfere provinciali, ‘La casa dalle finestre che ridono’ continua a rappresentare un’importante pietra miliare del cinema italiano, capace di evocare paure e inquietudini attraverso una narrazione che si intreccia con la cultura e le leggende locali.