La band australiana The Temper Trap è tornata sulla scena musicale con il suo quarto album, Sungazer, a dieci anni di distanza dall’uscita di Thick as Thieves. Il frontman Dougy Mandagi e il batterista Toby Dundas hanno condiviso le loro esperienze e riflessioni in un’intervista, rivelando come il lungo periodo di pausa abbia influito sulla loro musica e sul processo creativo.

Il gruppo, noto per il suo successo del 2009 con l’album di debutto Conditions e i singoli iconici come Sweet Disposition, ha affrontato sfide significative nel corso degli anni. Dopo un’intensa carriera di concerti e pressioni per replicare il successo di Sweet Disposition, i membri hanno deciso di prendersi una pausa. Mandagi ha vissuto a Berlino, immergendosi nella cultura musicale elettronica, mentre Dundas ha aperto uno studio di registrazione e ha iniziato a comporre colonne sonore per film.

La pausa ha permesso ai membri di esplorare nuove direzioni artistiche e di tornare insieme con una rinnovata energia creativa. Mandagi ha descritto il primo giorno in studio per la registrazione di Sungazer come un momento di grande entusiasmo, sottolineando che la chimica tra i membri era ancora presente. La canzone Kuru, l’ultima del disco, è stata la prima su cui hanno lavorato, segnando l’inizio di un processo di creazione durato quasi tre anni.

Il nuovo album è descritto come un’opera che cattura sia la gioia che il dolore, con ritmi coinvolgenti e le potenti vocali di Mandagi. La band ha anche intrapreso un tour in Nord America insieme ai Muse, portando la loro musica a un pubblico più ampio.

Un aspetto interessante emerso dall’intervista è il cambiamento nel processo di scrittura. Con i membri della band distribuiti su diversi continenti, hanno dovuto adattarsi a un nuovo modo di lavorare, combinando sessioni in studio con collaborazioni a distanza. Questo approccio ha permesso loro di rifinire le idee e di testare le canzoni dal vivo, un elemento che ha influenzato positivamente il risultato finale dell’album.

Mandagi ha anche parlato della pressione che ha portato al burnout, evidenziando come le aspettative di replicare il successo passato abbiano influenzato il processo creativo. Tuttavia, la pausa ha permesso alla band di liberarsi da queste aspettative e di tornare a creare musica in modo genuino e autentico.

In conclusione, Sungazer non è solo un ritorno per The Temper Trap, ma rappresenta anche un viaggio di crescita personale e artistica. La band sembra aver trovato un nuovo equilibrio, pronto a condividere la propria musica con il mondo, con la consapevolezza di avere ancora “un affare incompiuto” da portare avanti.