I Diari, il Premio Pulitzer di Cunningham, il lungometraggio di Stephen Daldry

“La felicità è avere un filo a cui appendere le cose.” (Virginia Woolf)
Dove si trovano tutti i Diari di Virginia Woolf? Nella Public Library di New York.
Cuciti e rilegati a mano, con una calligrafia instabile, labile, raramente si fanno notare degli oscuramenti: … frasi o parole cancellate. Forse per Virginia tenere un diario era un esercizio di stile, forse la prima libera scelta di uno scrittore autentico, forse per rivelare l’anima non servono correzioni.
“[…] Ho almeno sei libri che premono per uscire e ho la sensazione,
finalmente,
di poter tradurre in parole tutti i miei pensieri. […]”
Virginia era in attesa di questo tempo, di uno spazio del suo mondo da dedicare esclusivamente a sentire i suoi pensieri.
I pensieri della Woolf sono comunque scritti con uno stile sopra le righe, senza neanche volerlo fare ha partorito un’opera letteraria di spessore intrinseca di poesia pura.
E allora poesia chiama poesia e nel 1998 Michael Cunningham scrive “Le ore”, dove immagina di mescolare la vita di tre donne legate da un romanzo di Virginia Woolf che è anche una delle protagoniste del Premio Pulitzer 1999.
Il romanzo è la storia iconica de: “La signora Dalloway”: della sua festa, del suo disagio, dei suoi fiori e del suo lutto.
E nel 2002 il Premio Pulitzer diventa magia visiva, inquietudine e desiderio della morte come condizione necessaria della vita in uno dei film più eleganti e commoventi di sempre. Da guardare con l’anima che pesa tra le mani.
“The Hours” di Stephen Daldry, con una Nicole Kidman da Oscar, Philip Glass, che rotto il minimalismo del suo poetico mondo musicale, regala una soundtrack enfatica ma pregna di quel desiderio di sopperire a una vita di affanni.
Accanto alla Kidman, Julienne Moore e Meryl Streep. In ordine: Virginia, Laura e Clarissa.

Il consiglio ideale è quello di leggere “Diario di una scrittrice”, per poi rileggerla sotto l’occhio attento di Cunningham guardando all’estetica di Daldry.
“Caro Leonard, guardare la vita in faccia, sempre, guardare la vita, in faccia e conoscerla per quella che è, al fine conoscerla, amarla, per quello che è, e poi, metterla da parte. Leonard per sempre, gli anni che abbiamo vissuto, per sempre gli anni, per sempre l’amore, per sempre le ore”.
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