Da Amnesty International a Generazione Zeta, passando per Trump, Meloni, Mattarella e Sinner: temi e protagonisti che nel bene e nel male ci hanno accompagnato per 365 giorni che la cronaca ha consegnato alla storia.
A
Amnesty International: Il mondo non è ancora un posto felice. Lo sappiamo e lo dicono i numeri. Nel 2025 Amnesty International ha pubblicato l’Annual Report 2024–2025 sulla situazione dei diritti umani nel mondo, ha analizzato circa 150 Paesi e ha documentato una recessione diffusa delle libertà fondamentali a livello globale. Il rapporto ha segnalato un aumento delle pratiche autoritarie e della repressione del dissenso, con Stati che hanno adottato misure giustificate come “antiterrorismo” per limitare libertà di espressione e manifestazione, spesso estese anche a difensori dei diritti umani e attivisti climatici. Tra le tendenze globali più evidenti è emerso un indebolimento delle istituzioni democratiche, insieme alla crescente impunità nei conflitti armati — in Ucraina, Medio Oriente e altre zone di guerra — e alla discriminazione sistematica di gruppi vulnerabili come migranti, rifugiati, donne e persone LGBTIQA+. Il rapporto ha inoltre messo in luce la correlazione tra crisi climatica e diritti umani, ha evidenziato come la scarsità di politiche ambientali rispettose dei diritti stia aggravato disuguaglianze e violazioni e ha invitato Stati e imprese a integrare la tutela dei diritti umani nelle misure di transizione ecologica. A livello regionale, Amnesty International nel 2025 ha documentato un peggioramento dei diritti civili in Europa orientale e Asia centrale, con arresti di difensori dei diritti umani, repressione delle proteste pacifiche e uso improprio di leggi contro “estremismo” o “terrorismo” per limitare spazi di dissenso. Nel contesto italiano, il rapporto ha richiamato l’attenzione sulla discriminazione e sulla violenza di genere, ha registrato 95 femminicidi nel 2024 (in maggioranza compiuti da partner o ex partner) e ha sottolineato ostacoli all’accesso ai servizi di salute riproduttiva. Il Rapporto 2024–2025 di Amnesty International ha rappresentato così una fotografia sistematica delle violazioni dei diritti umani nello scenario contemporaneo: ha documentato regressioni, discriminazioni e abusi ovunque, ma ha anche puntato a strategie di resistenza, educazione e responsabilizzazione, necessarie per fronteggiare una crisi globale che, se non invertita, ha rischiato di compromettere ulteriormente la dignità umana nel 2025 e oltre.
AI (Intelligenza Artificiale): Nel 2025 l’Intelligenza Artificiale ha compiuto un salto qualitativo decisivo, è passata da strumento avanzato di automazione a infrastruttura cognitiva diffusa. I modelli di nuova generazione hanno mostrato progressi significativi nella comprensione del linguaggio naturale, nel ragionamento multi-step, nella generazione multimodale (testo, immagini, audio, video) e nella capacità di operare come assistenti continui in contesti professionali complessi. Tra le conquiste più rilevanti dell’anno sono figurate l’adozione estesa dell’AI in ambito medico — supporto diagnostico, analisi predittiva, personalizzazione delle terapie — e nella ricerca scientifica, dove sistemi di intelligenza artificiale hanno accelerato la scoperta di nuovi materiali, farmaci e soluzioni energetiche. Nel settore creativo, l’AI è diventata co-autrice di testi, musica e immagini, ha ridefinito il concetto stesso di produzione culturale e ha sollevato interrogativi su diritto d’autore e originalità. Parallelamente, il 2025 è stato anche l’anno della presa di coscienza dei rischi: disinformazione automatizzata sempre più sofisticata, dipendenza cognitiva dagli assistenti digitali, concentrazione del potere tecnologico in poche grandi piattaforme. In risposta, è cresciuta l’attenzione alla regolazione — in particolare in Europa — e ai temi di trasparenza, controllo umano e responsabilità algoritmica. Nel 2025 l’AI non è stata più soltanto una tecnologia emergente, ma un fattore strutturale di trasformazione sociale, economica e culturale. Non si è discusso più se adottarla, ma come governarla: una delle questioni decisive del nostro tempo.
B
Brunori Sas: Nel 2025 Brunori Sas si è confermato come una delle voci più autorevoli e riconoscibili del cantautorato italiano contemporaneo. Con l’album L’albero delle noci, pubblicato a febbraio in concomitanza con la sua fortunata partecipazione sanremese che gli ha valso il terzo posto al Festival con la canzone omonima e il consolidamento di una popolarità ormai acquisita, Dario Brunori, accompagnato dalla sua storica band e sostenuto dalla produzione matura di Riccardo Sinigallia, ha firmato un lavoro maturo e stratificato, capace di coniugare introspezione personale e sguardo collettivo, senza ricorrere a slogan o semplificazioni. Le sue canzoni hanno attraversato temi come la fragilità emotiva, il tempo che passa, le radici familiari e il senso di comunità, hanno restituito un racconto dell’Italia lontano tanto dall’autocompiacimento quanto dal cinismo dominante. Nel panorama musicale del 2025, segnato da produzioni seriali e da un uso massivo dell’algoritmo, Brunori Sas – che aprirà il 2026 con un concerto nella sua Cosenza – ha rappresentato una forma di resistenza narrativa, in cui la scrittura è rimasta centrale e la forma-canzone ha mantenuto una funzione culturale. La sua presenza nel dibattito pubblico e musicale dell’anno ha confermato come il cantautorato, quando è riuscito a parlare al presente senza rinunciare alla complessità, abbia potuto ancora essere uno strumento efficace di interpretazione del reale.
C
Cinema: Nel 2025 il cinema ha continuato a svolgere un ruolo centrale nella rappresentazione e nella decodifica del presente, ha premiato opere e autori capaci di coniugare qualità artistica, impegno narrativo e riflessione sociale.A livello internazionale, agli Oscar 2025 (97ª edizione) il film Anora ha trionfato con cinque statuette, tra cui Miglior Film, Miglior Regista (Sean Baker), Miglior Attrice (Mikey Madison) e Miglior Sceneggiatura Originale, si è affermato come uno dei maggiori successi critici dell’anno. Altri riconoscimenti principali hanno incluso Adrien Brody come Miglior Attore per The Brutalist, Kieran Culkin come Miglior Attore Non Protagonista per A Real Pain e Zoe Saldaña come Miglior Attrice Non Protagonista per Emilia Pérez. Tra i premi tecnici sono spiccati quelli a Dune: Part Two (suono ed effetti visivi), Wicked (produzione e costumi) e Flow come Miglior Film d’Animazione; il Miglior Film Internazionale è stato I’m Still Here (Brasile), mentre No Other Land e The Only Girl in the Orchestra si sono aggiudicati i principali premi documentari.In Italia, la 70ª edizione dei David di Donatello ha premiato come Miglior Film Vermiglio di Maura Delpero, che ha conquistato anche i premi per Miglior Regia e Miglior Sceneggiatura Originale; tra gli interpreti, Tecla Insolia è stata riconosciuta come Miglior Attrice Protagonista per L’arte della gioia ed Elio Germano come Miglior Attore Protagonista per Berlinguer. La grande ambizione. Altri premi significativi hanno incluso il Miglior Esordio alla Regia per Gloria! di Margherita Vicario, e numerosi riconoscimenti tecnici e artistici a film come Le déluge – Gli ultimi giorni di Maria Antonietta e Familia. Da segnalare anche i ritorni di Paolo Sorrentino con La grazia, pellicola pluriacclamata a Venezia e anticipata da un passaggio straordinario in sala la mattina del 25 dicembre, e di Checco Zalone che con Buen camino ha stracciato ogni record di presenze nelle sale italiane, testimoniando quanto il cinema sia ancora anzitutto fenomeno popolare.
Calcio: Nel 2025 il calcio italiano ha restituito un racconto meno scontato del previsto, fatto di gerarchie ribaltate, conferme inattese e crisi profonde. È stato un anno in cui i numeri hanno spesso smentito le narrazioni consolidate e in cui alcune piazze hanno riscritto il proprio ruolo nel panorama nazionale. La Roma è risultata la squadra ad aver conquistato più punti nell’anno solare, chiudendo il 2025 con 82 punti complessivi, davanti a Inter, Napoli e Juventus. Un dato che non assegna trofei ma che certifica continuità di rendimento e solidità, al di là dei piazzamenti stagionali, restituendo l’immagine di un club tornato competitivo con regolarità e capace di costruire risultati nel tempo. Merito di Claudio Ranieri e di Gian Piero Gasperini, due allenatori concreti che meritano di entrare nel top dei tecnici europei. Il Napoli ha invece vissuto un 2025 da protagonista assoluto. Il club partenopeo guidato da Antonio Conte nel 2025 ha conquistato Scudetto e Supercoppa, confermandosi come la squadra più completa e continua dell’anno. Dopo stagioni altalenanti, il Napoli ha trovato equilibrio tecnico e mentale, imponendosi come nuovo riferimento del calcio italiano e rafforzando una dimensione vincente che ha travalicato i confini nazionali. La vera rivelazione è stata il Bologna, che ha coronato una stagione straordinaria vincendo la Coppa Italia. Un successo che ha premiato progettualità, gioco e identità, dimostrando come anche fuori dai grandi bacini tradizionali sia possibile costruire percorsi virtuosi e competitivi. Il Bologna ha incarnato l’idea di un calcio sostenibile e ambizioso, capace di sorprendere senza rinnegare il lavoro. Merito anche qui di un tecnico, Vincenzo Italiano, che alle parole ha sempre preferito i fatti. All’opposto, il 2025 ha rappresentato un anno amarissimo per l’Inter. Considerata da molti come strafavorita a inizio stagione, la squadra nerazzurra ha chiuso l’anno senza trofei, subendo una pesantissima sconfitta per 5-0 nella finale di Champions League contro il Paris Saint Germain guidato da Luis Enrique che ha poi trionfato ai rigori anche nella Coppa Intercontinentale contro il Flamengo. Un crollo per la società milanese che ha aperto interrogativi profondi sulla gestione, sulla tenuta mentale e sulla distanza tra potenziale teorico e risultati concreti. Nella nuova gestione tecnica con Christian Chivu la squadra sembra aver ritrovato la continuità, ma la recente battuta d’arresto in Supercoppa fa capire che non tutto è ancora superato. La Juventus ha attraversato invece una fase di smarrimento identitario senza precedenti recenti. Nel corso dell’anno ha cambiato tre allenatori, passando prima da Motta a Tudor e poi a Spalletti, riflettendo una crisi tecnica e progettuale che sembrava non trovare soluzione. Solo nella fase finale del 2025, con l’arrivo di Luciano Spalletti, il club ha dato segnali di ritrovata stabilità, avviando un percorso che è apparso finalmente coerente e riconoscibile anche se la società non ha ancora ritrovato l’identità che aveva con Andrea Agnelli. A fare da sfondo, ma anche da simbolo, è rimasta la figura di Rino Gattuso, emblema di un calcio italiano fatto di carattere, sacrificio e senso di appartenenza. Nel 2025 si è rafforzata l’idea — e la speranza — che da guida della Nazionale italiana possa condurla verso la qualificazione ai Mondiali 2026, in un momento storico in cui il calcio azzurro ha bisogno più di identità che di formule.
D
Destra: Nel 2025 la destra si è consolidata come forza egemone del sistema politico italiano, ma lo ha fatto al prezzo di una crescente divaricazione tra narrazione identitaria e pratica di governo. L’esecutivo guidato da Giorgia Meloni, pur avendo continuato a presentarsi come portatore di discontinuità rispetto al passato, ha mostrato numerosi elementi di continuità — e talvolta di contraddizione — rispetto alle posizioni storicamente rivendicate. Sul piano europeo, la destra di governo ha attenuato progressivamente la retorica sovranista che aveva caratterizzato la fase di opposizione: i vincoli di bilancio, il rispetto delle regole comunitarie e il sostegno alle politiche di difesa comune sono stati accettati nei fatti, mentre sono rimasti oggetto di critica sul piano comunicativo. Analoga incoerenza è emersa sul fronte economico, dove alla promessa di “difesa degli interessi nazionali” si è accompagnata una gestione prudente e sostanzialmente allineata alle richieste dei mercati e delle istituzioni finanziarie internazionali. Particolarmente evidente è stata la frattura tra discorso pubblico e azione politica sui diritti civili e sociali. A una retorica incentrata sulla famiglia tradizionale e sulla tutela dei valori identitari si è contrapposta una sostanziale inerzia su temi strutturali come natalità, welfare, lavoro femminile e servizi per l’infanzia. Allo stesso modo, la linea dura sull’immigrazione ha convissuto con accordi e pratiche che non hanno ridotto in modo significativo i flussi, ma ne hanno esternalizzato semplicemente la gestione, spesso a costo di violazioni dei diritti umani. Sul piano istituzionale, il 2025 ha visto la destra sostenere riforme presentate come rafforzamento della democrazia — in primis il premierato — mentre è cresciuta la tendenza a delegittimare corpi intermedi, stampa critica e magistratura, ha alimentato un clima di conflittualità permanente che ha contrastato con l’immagine di forza di governo responsabile. La retorica dell’“ordine” e del “merito” si è accompagnata inoltre a una gestione fortemente personalistica del potere, in cui la centralità della leadership ha prevalso sul dibattito interno e sulla collegialità. Nel 2025 la destra non è stata più forza antisistema, ma sistema essa stessa. La sua principale incoerenza è risieduta proprio qui: ha continuato a parlare il linguaggio della protesta mentre ha esercitato pienamente il potere, ha trasformato la contraddizione tra identità proclamata e prassi governativa in uno degli elementi strutturali del proprio successo. Una strategia efficace sul piano elettorale, ma che ha rischiato di impoverire il confronto democratico e di normalizzare l’incoerenza come metodo politico.
Digital Divide: Nel 2025 il divario digitale è rimasto una delle principali linee di frattura globali. Secondo i dati delle organizzazioni internazionali, oltre 2,6 miliardi di persone nel mondo non hanno ancora avuto accesso stabile a Internet, con differenze marcate tra Nord e Sud del pianeta e tra aree urbane e rurali. Il digital divide non ha riguardato più soltanto la connessione, ma l’accesso effettivo a competenze, servizi, istruzione e lavoro. In Italia, i dati di ISTAT hanno confermato una situazione disomogenea: circa l’85% delle famiglie ha disposto di un accesso a Internet, ma il dato è sceso drasticamente nei nuclei composti esclusivamente da anziani e nelle regioni del Mezzogiorno. Sono persistite forti differenze generazionali: l’uso quotidiano della rete è stato quasi universale tra i giovani, mentre è rimasto minoritario tra gli over 65. Anche l’utilizzo dei servizi digitali della Pubblica Amministrazione (SPID, CIE, piattaforme online) ha mostrato un netto divario territoriale e culturale. Nel 2025 il digital divide non è stato più solo un problema tecnologico, ma una questione sociale e democratica: ha determinato chi ha potuto partecipare pienamente alla vita economica, culturale e civile e chi è rimasto ai margini. In un mondo sempre più governato da piattaforme e algoritmi, l’accesso al digitale è diventato una nuova forma di cittadinanza.
E
Europa: Nel 2025 l’Europa ha vissuto una fase di transizione critica, è rimasta sospesa tra l’ambizione di un’autonomia strategica e persistenti fragilità politiche interne. L’Unione Europea, composta da 27 Stati membri, è rimasta uno dei principali attori economici globali, ma ha faticato a tradurre il proprio peso economico in una reale capacità di influenza geopolitica. Alla pressione dei conflitti alle sue frontiere — in primo luogo la guerra in Ucraina — si è aggiunta una campagna di delegittimazione politica e simbolica condotta dall’esterno. Nel corso dell’anno, Donald Trump e Vladimir Putin hanno più volte attaccato l’Unione Europea, l’hanno descritta come un’entità debole, inefficiente e incapace di autodifesa. Dichiarazioni che, pur provenendo da contesti ideologici diversi, sono risultate pericolosamente convergenti nel tentativo di ridimensionare il ruolo dell’UE e di favorire relazioni bilaterali fondate sulla forza piuttosto che sul diritto. In risposta, l’Europa ha accelerato sulla difesa comune, sull’aumento coordinato delle spese militari e su una maggiore integrazione industriale nel settore della sicurezza, ha aperto un dibattito profondo sul futuro del progetto europeo. Sono rimaste irrisolte le questioni dell’allargamento a Est, della gestione dei flussi migratori e della transizione ecologica, spesso rallentate da veti nazionali e da una crescente disaffezione dei cittadini. Nel 2025 l’Europa è apparsa meno ingenua, ma ancora incompiuta: un’unione messa alla prova non solo da crisi interne, ma da attacchi esterni mirati a indebolirne la coesione, in un mondo che è sembrato tornare a diffidare dei progetti sovranazionali.
Economia: Nel 2025 l’economia italiana ha continuato a muoversi su un sentiero di crescita debole. Secondo ISTAT, il PIL è stato stimato in aumento di circa +0,5%, è rallentato rispetto al 2024, a causa della domanda interna poco dinamica e di un contesto internazionale segnato da tensioni geopolitiche e instabilità finanziaria. Il debito pubblico ha superato i 2.900 miliardi di euro, si è attestato intorno al 145% del PIL, uno dei valori più elevati dell’Unione Europea. La spesa per interessi è tornata a crescere, complice l’inasprimento delle politiche monetarie degli anni precedenti. I mercati finanziari hanno mostrato segnali contrastanti: la Borsa italiana ha registrato buone performance in alcuni comparti (bancario ed energia), ma la crescita dei listini non si è tradotta in un miglioramento diffuso dell’economia reale. È rimasto un forte divario territoriale, con il Centro-Nord più resiliente e il Mezzogiorno strutturalmente più esposto alla stagnazione.
F
Femminicidio: anche quest’anno è rimasto una delle emergenze sociali e culturali più gravi a livello globale. Secondo le Nazioni Unite, ogni anno oltre 80.000 donne sono state uccise intenzionalmente nel mondo, e in più della metà dei casi la violenza è avvenuta in ambito familiare o relazionale. Il fenomeno non ha conosciuto confini geografici né livelli di sviluppo economico, si è confermato come una violazione strutturale dei diritti umani. In Italia, i dati ufficiali hanno indicato che la maggior parte degli omicidi di donne ha continuato a verificarsi per mano di partner o ex partner, con una forte incidenza di violenza domestica e di genere. Nonostante l’attenzione mediatica e l’inasprimento normativo, il numero dei casi è rimasto sostanzialmente stabile, ha segnalato il fallimento di un approccio esclusivamente repressivo e l’urgenza di politiche di prevenzione, educazione e protezione delle vittime. Nel 2025 il femminicidio non è stato soltanto una questione di cronaca nera, ma un indicatore profondo dello stato di salute delle società contemporanee: ha misurato il grado di disuguaglianza, la persistenza di modelli culturali violenti e l’incapacità delle istituzioni di intervenire prima che la violenza sia diventata irreversibile.
G
Guerra: non più un’eccezione ma purtroppo una condizione strutturale del sistema internazionale. Il conflitto in Ucraina è proseguito senza una soluzione negoziale, mentre la crisi in Medio Oriente ha continuato a produrre vittime civili, instabilità regionale e una profonda frattura diplomatica tra Occidente e Sud globale. Accanto ai fronti più visibili, sono persistite guerre “dimenticate” in Africa e Asia, spesso escluse dal racconto mediatico ma non meno devastanti. Secondo le principali organizzazioni internazionali, il numero di conflitti armati attivi nel mondo ha raggiunto nel 2025 uno dei livelli più alti dalla fine della Guerra Fredda. Alla violenza sul campo si è affiancata una crescente militarizzazione del linguaggio politico, con minacce esplicite, deterrenza nucleare tornata tema centrale e una corsa globale al riarmo che ha coinvolto Europa, Stati Uniti, Russia e Cina. Nel 2025 la guerra non si è limitata a distruggere territori: ha eroso il diritto internazionale, ha normalizzato l’uso della forza come strumento politico e ha reso sempre più fragile l’idea di un ordine globale fondato sulla cooperazione. Non è stata soltanto un evento bellico, ma una chiave di lettura del presente.
H
Hamas: uno degli attori più controversi del Medio Oriente, ma il contesto in cui ha operato è cambiato parzialmente. Dopo oltre un anno di guerra devastante, su Gaza è stato in vigore un cessate il fuoco formalizzato, sostenuto da mediazioni internazionali e accompagnato da accordi su scambi di prigionieri, ingresso di aiuti umanitari e avvio della ricostruzione. Sulla carta, la guerra è stata conclusa; sul terreno, le sue conseguenze sono rimaste drammaticamente visibili. Hamas è emersa dal conflitto militarmente indebolita, ma politicamente ancora centrale nella questione palestinese. La fine delle operazioni militari non è coincisa con una soluzione politica strutturale: il futuro di Gaza, la governance del territorio e il riconoscimento di una rappresentanza palestinese sono rimasti nodi irrisolti, mentre Israele ha continuato a considerare Hamas un soggetto esclusivamente terroristico, da escludere da qualsiasi processo negoziale. In Europa, e in particolare in Italia, il 2025 ha visto la prosecuzione delle attività di contrasto alle presunte reti di sostegno all’organizzazione. A fine dicembre, alcuni arresti effettuati a Genova hanno riacceso il dibattito pubblico sull’equilibrio tra sicurezza e diritti. Le operazioni giudiziarie, inserite in un quadro di cooperazione antiterrorismo internazionale, hanno sollevato interrogativi sull’impianto accusatorio e sul peso dell’intelligence israeliana nella costruzione dei dossier, hanno alimentato critiche sul rischio di sovrapposizione tra contrasto al terrorismo e repressione del dissenso politico o umanitario. Nel 2025 Hamas non è stata più soltanto il simbolo di una guerra in corso, ma il residuo politico di una guerra formalmente chiusa. La pace è esistita nei documenti, ma non ancora nella vita quotidiana di Gaza. In questo spazio sospeso, tra cessazione delle armi e assenza di una soluzione definitiva, si è giocata la vera partita: trasformare una tregua fragile in una pace duratura, evitando che il conflitto sia rimasto semplicemente congelato.
I
Italia: La radiografia del 2025 restituisce un Paese composto da circa 58,9 milioni di abitanti, in ulteriore lieve calo rispetto agli anni precedenti (trend strutturale negativo). L’età media della popolazione supera i 48 anni, con oltre il 24% dei residenti con più di 65 anni, a conferma di un progressivo invecchiamento demografico. L’aspettativa di vita si è attestata intorno agli 84 anni (circa 86 per le donne e 82 per gli uomini), è rimasta sostanzialmente stabile dopo il recupero post-pandemico. Gli stranieri regolarmente residenti hanno superato i 5,4 milioni, pari a circa il 9,2% della popolazione, in aumento rispetto al 2023. La crescita è stata legata soprattutto ai flussi provenienti dall’Europa orientale e alle presenze ucraine, rimaste tra le comunità in maggiore espansione, mentre marocchini e albanesi hanno continuato a rappresentare i gruppi più numerosi. Sul piano economico, il debito pubblico ha continuato a crescere e ha superato i 2.900 miliardi di euro, si è attestato intorno al 145% del PIL. La crescita economica è rimasta debole: il PIL nel 2025 è stato stimato intorno a +0,5%, con un persistente divario territoriale tra un Centro-Nord più dinamico e un Mezzogiorno in affanno.
L
Lavoro: Nel 2025 gli occupati sono poco meno di 24 milioni, con un tasso di disoccupazione sceso intorno al 6%, dato spesso utilizzato in chiave celebrativa dal governo. È rimasta però irrisolta la questione dei salari reali, che secondo OCSE e ISTAT non hanno ancora recuperato la perdita di potere d’acquisto accumulata negli ultimi anni, a fronte di un’inflazione che ha inciso soprattutto sui redditi medio-bassi. Il divario Nord-Sud è rimasto marcato: nel Mezzogiorno la disoccupazione ha superato ancora il 12%, contro valori inferiori al 5% nel Nord. Sono persistite forti differenze di genere, con un tasso di disoccupazione femminile più elevato di quello maschile, e una disoccupazione giovanile rimasta sopra il 20%. Nel frattempo, di lavoro si è continuato a morire: secondo i dati INAIL, anche nel 2024-2025 il numero delle vittime sul lavoro è rimasto elevato, ha confermato una delle emergenze strutturali del Paese, mai realmente risolta.
M
Mattarella, Sergio: anche quest’anno ha continuato a rappresentare uno dei riferimenti istituzionali più solidi e riconosciuti della Repubblica italiana, in un contesto politico segnato da polarizzazione e da un rafforzamento del ruolo dell’esecutivo. Nel corso dell’anno, il Presidente è intervenuto più volte con richiami ai principi costituzionali, al rispetto dello Stato di diritto e alla necessità di mantenere un linguaggio pubblico sobrio e responsabile. Particolarmente significativi sono stati gli interventi legati al lavoro e alla sicurezza, nei quali Mattarella ha ribadito che le morti sul lavoro non hanno potuto essere considerate fatalità, ma sono state il risultato di carenze strutturali e di responsabilità precise, e ha richiamato istituzioni e imprese a un impegno concreto sulla tutela della dignità dei lavoratori. Il rapporto con il governo guidato da Giorgia Meloni nel 2025 si è caratterizzato per una coabitazione istituzionale corretta ma vigile. Pur avendo mantenuto un atteggiamento di leale collaborazione, Mattarella non ha rinunciato a esercitare il proprio ruolo di garanzia, ha richiamato implicitamente l’esecutivo al rispetto degli equilibri costituzionali, in particolare sui temi delle riforme istituzionali, dell’autonomia differenziata e dei diritti fondamentali. Alcune sue esternazioni pubbliche sono state lette come segnali di attenzione — e talvolta di cautela — rispetto a iniziative politiche percepite come divisive o potenzialmente lesive dell’unità nazionale. Sul piano internazionale, Mattarella ha rafforzato il profilo europeista dell’Italia, ha sottolineato la centralità del multilateralismo, della cooperazione europea e della pace, in una fase in cui la politica estera del governo è apparsa più assertiva e orientata alla ricerca di nuovi equilibri geopolitici. Nel 2025 Sergio Mattarella si è confermato così una figura di misura e continuità, capace di esercitare un’influenza morale costante sul sistema politico, fungendo da contrappeso istituzionale in un tempo segnato da leadership forti e da un confronto pubblico sempre più acceso.
Meloni, Giorgia: una delle figure politiche più centrali e divisive del panorama italiano ed europeo. Per una valutazione il più possibile oggettiva della sua azione comunicativa, è stato significativo il lavoro di Pagella Politica, che nel corso dell’anno ha analizzato 190 dichiarazioni della presidente del Consiglio e ne ha verificato l’attendibilità. Secondo l’indagine, 59 sue affermazioni (31,1%) sono risultate attendibili, 66 (34,7%) imprecise e 65 (34,2%) poco o per nulla attendibili: in sintesi, quasi il 70% delle dichiarazioni esaminate ha presentato imprecisioni o problemi più seri di accuratezza. Il livello di attendibilità è teso a essere più elevato nei contesti istituzionali — discorsi ufficiali e interventi parlamentari — dove le affermazioni sono risultate generalmente più misurate e ancorate a dati e documenti, pur senza essere esenti da errori. Al contrario, nelle occasioni di partito e nelle dichiarazioni ai media, la precisione è diminuita sensibilmente: qui la comunicazione è apparsa più enfatica e orientata a valorizzare l’operato del governo, con ricostruzioni talvolta parziali o non pienamente supportate dai dati disponibili. Nel tempo si sono consolidati così alcuni filoni narrativi ricorrenti — in particolare su lavoro, PNRR e politica estera — che nel 2025 hanno incluso con maggiore frequenza anche la situazione in Medio Oriente, ambito in cui diverse dichiarazioni sono risultate sovrastimate o non del tutto aderenti ai fatti. Nel complesso, la figura di Giorgia Meloni nel 2025 si è caratterizzata per una comunicazione fortemente identitaria ed efficace sul piano politico, ma segnata da una tensione costante tra narrazione e verifica dei dati, rimasta uno degli elementi distintivi del suo profilo pubblico.
Musica: Nel 2025 la musica ha continuato a essere uno dei fenomeni culturali e commerciali più dinamici a livello globale, con ascolti e vendite dominati dai servizi di streaming digitale. Secondo i dati delle principali piattaforme, Spotify ha raggiunto oltre 713 milioni di utenti attivi e circa 281 milioni di abbonati in più di 180 mercati, si è confermato leader del settore mondiale di streaming musicale (“Wrapped 2025”). Le classifiche globali di ascolto su Spotify e altri servizi hanno riflesso un panorama musicale variegato: a livello mondiale, i più ascoltati nel 2025 sono stati Bad Bunny, Taylor Swift, The Weeknd, Drake e Billie Eilish; la canzone più riprodotta a livello globale ha incluso successi come Die With a Smile di Lady Gaga e Bruno Mars, con oltre 1,7 miliardi di stream; altri brani molto streammati nel corso dell’anno hanno incluso titoli di Rosalía (qui la nostra recensione di LUX), Alex Warren e gruppi come LE SSERAFIM, a conferma dell’eterogeneità dei gusti musicali. In Italia, i dati di Spotify Wrapped 2025 hanno segnalato come artista più ascoltato Sfera Ebbasta, seguito da Shiva, Guè e Geolier, mentre tra le artiste hanno primeggiato ANNA ed Elodie; la classifica degli album più ascoltati ha visto al primo posto TUTTA VITA (SEMPRE) di Olly, DIO LO SA di Geolier e SANTANA MONEY GANG di Sfera Ebbasta e Shiva. Le statistiche di mercato hanno mostrato che lo streaming ha rappresentato circa l’80% dei ricavi complessivi della musica registrata, con piattaforme come Spotify, Apple Music e YouTube Music al centro dei consumi digitali. Nel 2025 molte delle hit più ascoltate a livello globale sono in realtà uscite in anni precedenti ma hanno continuato a dominare le playlist e le classifiche: una dinamica che ha riflesso sia il comportamento di consumo delle piattaforme sia la persistenza di successi consolidati. Il 2025 non è stato soltanto un anno di numeri, ma anche di cambiamenti nel modo di fruire la musica: l’aumento delle vendite in vinile e il ritorno di ascolti “fisici” hanno convissuto con l’inarrestabile crescita del digitale, mentre l’industria discografica ha continuato a confrontarsi con questioni legate ai compensi degli artisti e all’uso dell’intelligenza artificiale nei processi creativi e distributivi.
N
Netanyahu, Benjamin: alla guida di Israele in un contesto di guerra prolungata, ha continuato a esercitare il potere facendo leva su una retorica securitaria e su una gestione del conflitto che ha suscitato crescenti critiche da parte di organizzazioni internazionali, governi e opinione pubblica mondiale. Il conflitto a Gaza, iniziato nel 2023 e protrattosi negli anni successivi, nel corso di quest’anno ha assunto i tratti di una crisi cronica, con un bilancio umanitario gravissimo e accuse reiterate di violazioni del diritto internazionale. La strategia del governo israeliano, sostenuta da una parte della comunità occidentale e contestata da un’altra, ha contribuito a polarizzare il dibattito globale e a indebolire ulteriormente il già fragile equilibrio mediorientale. Sul piano interno, Netanyahu è rimasto sotto pressione per le vicende giudiziarie che lo hanno riguardato e per le divisioni profonde nella società israeliana, aggravate dalle riforme istituzionali e dalla gestione del conflitto. Nel 2025 Netanyahu non è stato soltanto un leader nazionale, ma il simbolo di una stagione politica in cui la sicurezza è stata anteposta a ogni altra dimensione — diplomatica, umanitaria e democratica — con effetti destinati a segnare a lungo la storia della regione e i rapporti internazionali.
O
Occidente: un concetto più culturale e simbolico che realmente unitario. Stati Uniti ed Europa hanno condiviso ancora valori fondativi — democrazia liberale, diritti civili, Stato di diritto — ma hanno mostrato fratture sempre più evidenti su politica estera, ruolo delle istituzioni multilaterali e gestione delle crisi globali. Il ritorno di leadership nazionaliste e la polarizzazione interna hanno indebolito la capacità dell’Occidente di presentarsi come blocco coerente, mentre le guerre in Ucraina e in Medio Oriente hanno messo in discussione la credibilità del suo discorso sui diritti umani e sul diritto internazionale. Parallelamente, la crescita di potenze alternative e il rafforzamento del Sud globale hanno ridotto il peso egemonico occidentale nello scenario mondiale. Nel 2025 l’Occidente non è stato più il centro indiscusso del mondo, ma uno spazio attraversato da contraddizioni: ancora influente sul piano economico e culturale, ma meno capace di offrire una visione condivisa e universalmente convincente del futuro. Una civiltà che ha continuato a parlare di valori, mentre ha faticato a praticarli in modo coerente.
P
Pace: Nel 2025 la pace non è stata una condizione acquisita, ma una parola fragile, spesso evocata più come retorica che come progetto politico concreto. Mentre i conflitti armati si sono moltiplicati e si sono cronicizzati, i processi di mediazione internazionale sono apparsi deboli, frammentati o subordinati agli equilibri di potenza. La diplomazia multilaterale ha faticato a incidere, schiacciata tra interessi strategici, deterrenza militare e logiche di blocco. Secondo le principali organizzazioni internazionali, il numero di accordi di pace duraturi è rimasto estremamente limitato, mentre è cresciuta la distanza tra dichiarazioni ufficiali e realtà sul campo. La pace è stata sempre più intesa come assenza temporanea di guerra, non come costruzione attiva di giustizia, sicurezza e diritti. Nel 2025 la pace è sopravvissuta soprattutto come istanza morale e culturale, sostenuta da società civili, movimenti, intellettuali e mondo religioso, più che come priorità dell’agenda politica globale. Una parola necessaria, ma marginalizzata, che ha misurato — per contrasto — la profondità della crisi del nostro tempo.
Putin, Vladimir: anche nel corso dell’ultimo anno è rimasto il principale fattore di destabilizzazione del quadro geopolitico europeo. La guerra in Ucraina è proseguita senza una concreta soluzione negoziale, mentre il Cremlino ha alzato ulteriormente il livello dello scontro retorico e strategico con l’Occidente. Nel corso dell’anno, Putin ha più volte minacciato direttamente l’Europa, ha dichiarato che un suo coinvolgimento diretto nel conflitto avrebbe portato a conseguenze “rapide e irreversibili”, ha contribuito a normalizzare un linguaggio di guerra che ha richiamato scenari da Guerra Fredda. Sul piano interno, il sistema di potere russo è apparso sempre più centralizzato: il controllo sui media, la repressione del dissenso e l’assenza di reali alternative politiche hanno consolidato un modello autoritario fondato sulla sicurezza e sulla contrapposizione permanente a un nemico esterno. L’isolamento internazionale della Russia è cresciuto, ma è stato compensato da nuove alleanze strategiche e da una narrazione nazionalista che ha continuato a trovare consenso all’interno del Paese. Un contesto in cui Putin resta simbolo di un mondo che è tornato a concepire la forza militare come strumento ordinario di politica estera, ha accelerato la corsa europea al riarmo e ha segnato definitivamente la fine dell’illusione di un ordine globale fondato sulla cooperazione.
Povertà: La povertà è rimasta una delle principali criticità sociali del Paese. Secondo ISTAT, nel 2025 oltre 5,7 milioni di persone hanno vissuto in povertà assoluta, pari a circa il 9,7% della popolazione, un dato rimasto sostanzialmente stabile ma su livelli storicamente elevati. La condizione ha colpito in modo diseguale i territori: l’incidenza della povertà è stata più alta nel Mezzogiorno, dove ha superato il 12%, mentre si è mantenuta sotto l’8% nel Nord. Particolarmente esposte sono risultate le famiglie con minori, i nuclei numerosi e le famiglie con un solo percettore di reddito. Secondo il Rapporto Eurispes 2025, è cresciuta la percezione di insicurezza economica anche tra chi non è rientrato formalmente nelle soglie di povertà: oltre il 60% degli italiani ha dichiarato di temere un peggioramento delle proprie condizioni di vita. La povertà, sempre più spesso, non è coincisa con l’inattività lavorativa, ma con forme di lavoro povero e salari insufficienti a fronteggiare il costo della vita.
Q
Qualità della vita: Nel 2025 la qualità della vita è rimasta uno degli indicatori più efficaci per misurare le disuguaglianze economiche, sociali e territoriali, spesso più rivelatore dei dati macroeconomici. L’annuale indagine de Il Sole 24 Ore ha confermato una frattura strutturale tra Nord e Sud del Paese, che negli anni non è sembrata ridursi. Nella classifica delle 107 province italiane, le prime posizioni sono state occupate prevalentemente da città del Nord e del Centro, con Trento, Udine e Bologna ai vertici per equilibrio tra reddito, servizi, sanità, istruzione e ambiente. In coda alla graduatoria si sono collocate ancora diverse realtà del Mezzogiorno, con Foggia, Caltanissetta e Napoli tra le ultime per occupazione, sicurezza sociale e qualità dei servizi pubblici. L’indagine ha evidenziato come il concetto di qualità della vita nel 2025 non sia dipeso più soltanto dal reddito, ma da un insieme complesso di fattori: accesso alla sanità, costo della vita, mobilità, qualità dell’aria, opportunità culturali e stabilità lavorativa. Vivere meglio ha significato sempre più spesso vivere in territori capaci di offrire diritti, tempo e prospettive, ha accentuato il divario tra chi ha potuto scegliere e chi è rimasto vincolato al luogo in cui è nato.
R
Romanzi: Nel 2025 il romanzo ha mantenuto un ruolo centrale nella narrazione culturale globale, continuando a offrire chiavi interpretative della realtà come strumento vitale per comprendere identità personali e collettive. In ambito internazionale, il Booker Prize 2025 è stato assegnato a Flesh di David Szalay, esplorazione intensa di identità e desiderio attraverso un arco narrativo profondo e minimalista che ha sorpreso critica e pubblico. Allo stesso tempo, opere accompagnate da liste “best of the year” hanno incluso romanzi come The Loneliness of Sonia and Sunnydi Kiran Desai e titoli selezionati dalle principali guide critiche come Audition di Katie Kitamura. In Italia, la 79ª edizione del Premio Strega 2025 è stata vinta da L’anniversario di Andrea Bajani, ha consolidato un ritorno della narrativa italiana nella dimensione dei grandi premi nazionali. Altri riconoscimenti europei hanno incluso il Premio Strega Europeo 2025 assegnato a Il giorno dell’ape di Paul Murray, tradotto e pubblicato da Einaudi, e hanno sottolineato l’importanza delle opere tradotte come ponte culturale tra lingue e letterature. Parallelamente, i dati di vendita e le classifiche librarie hanno indicato titoli di grande popolarità che hanno travalicato i confini dei generi: tra i romanzi più venduti nel 2025, Spera (Mondadori), la coinvolgente autobiografia di Papa Francesco pubblicata pochi mesi prima della sua scomparsa, La catastrofica visita allo zoo di Joël Dicker (La nave di Teseo), L’ultimo segreto (Rizzoli) che ha visto il ritorno di Dan Brown, e Francesco – Il primo italiano (Harper Collins) in cui Aldo Cazzullo ha tracciato il profilo del Santo patrono d’Italia a quasi 800 anni dalla morte.
S
Sanità: Nel 2025 la sanità si è confermata uno dei principali indicatori delle disuguaglianze sociali e territoriali a livello globale. Secondo l’OMS, i sistemi sanitari pubblici sono stati messi sotto pressione dall’invecchiamento della popolazione, dall’aumento delle malattie croniche e dagli effetti a lungo termine della pandemia, mentre sono cresciuti i costi e si è accentuato il ricorso alla sanità privata. In Italia, il Servizio Sanitario Nazionale ha continuato a garantire universalità formale, ma ha mostrato segnali evidenti di affaticamento. I dati ISTAT e dei principali osservatori sanitari hanno indicato un aumento delle liste d’attesa, una carenza strutturale di personale medico e infermieristico e una crescente migrazione sanitaria tra regioni. Il divario tra Nord e Sud è rimasto marcato, con differenze significative nell’accesso alle cure, nella qualità dei servizi e nella spesa sanitaria pro capite. Nel 2025 la sanità non è stata soltanto una questione di bilancio, ma un tema politico e culturale centrale: ha misurato la capacità degli Stati di prendersi cura dei propri cittadini e ha messo in evidenza il rischio che il diritto alla salute sia stato progressivamente trasformato in una prestazione condizionata dal reddito e dal territorio.
Sinistra: anche quest’anno la sinistra italiana è apparsa ancora alla ricerca di un’identità politica riconoscibile e di una proposta capace di parlare in modo credibile alle classi popolari. Dalla storia e dalla cultura abbiamo saputo che è esistito un tempo in cui la sinistra si è posta come riferimento sociale e ideale per i ceti più deboli; quel tempo, oggi, è sembrato lontano. L’insediamento a fine 2022 del governo Meloni aveva alimentato l’aspettativa di un’opposizione compatta e strutturata, in grado di contrastare la deriva populista e identitaria della destra. Anche nel corso del 2025, tuttavia, i tentativi di costruire un campo progressista unitario sono rimasti prevalentemente dichiarativi. I segnali di riavvicinamento tra Partito Democratico e Movimento 5 Stelle non si sono tradotti in un progetto politico condiviso, nonostante i richiami ricorrenti a esperienze del passato come l’Ulivo, evocato anche da Romano Prodi. La leadership di Elly Schlein è apparsa concentrata sulla gestione delle fratture interne al PD e sulla ridefinizione dell’identità del partito, mentre Giuseppe Conte ha continuato a muoversi su un terreno prevalentemente populista, ha oscillato tra opposizione al governo e competizione con il centro politico. Dati confortanti e di rilievo sono apparse le vittorie di coalizione alle regionali in Toscana, Campania e Puglia, anche se i contesti territoriali di premessa le davano già per garantite prima che la partita avesse inizio. Di contro, l’elettorato progressista non ha acquisito segnali convincenti crescenti, considerata la disaffezione e stanchezza confermata dai livelli di astensione che non hanno smosso fasce importanti della popolazione come quelle più giovani. In altri termini, nel 2025 la sinistra non è mancata di temi — lavoro, sanità, disuguaglianze, diritti — ma ha faticato a trasformarli in narrazione politica efficace. Più che assente, è apparsa disarticolata, incapace di proporsi come alternativa di governo in un contesto segnato da leadership forti e comunicazione semplificata. Una crisi non solo organizzativa, ma culturale, rimasta una delle questioni irrisolte della democrazia italiana.
T
Trump, Donald: Con l’insediamento del 20 gennaio, il suo ritorno alla guida degli Stati Uniti ha segnato uno dei passaggi politici più dirompenti dell’ultimo decennio occidentale e ha sancito la fine definitiva dell’illusione di una parentesi: il trumpismo non è stato un incidente della storia, ma una trasformazione strutturale della democrazia americana. Sul piano interno, Trump ha riportato al centro una retorica identitaria, polarizzante e muscolare, accompagnata da un rapporto conflittuale con stampa, magistratura e istituzioni federali. Sul fronte internazionale, il nuovo mandato ha impresso un cambio di passo netto: ridimensionamento dell’impegno multilaterale, ambiguità nei rapporti con la NATO, riapertura di canali informali con leader autoritari e un approccio transazionale alla politica estera. Tutto ciò ha inciso direttamente sugli equilibri globali: ha indebolito il fronte occidentale a sostegno dell’Ucraina, ha rafforzato l’asse delle destre sovraniste e ha contribuito a rendere il 2025 un anno di instabilità sistemica, in cui le democrazie liberali sono apparse più fragili e meno capaci di autoriformarsi. In tutto ciò, parlare di pace sembra quantomai fuori luogo, ma non per il diretto interessato, che anzi ha rivendicato e rivendica il Nobel per aver a suo dire determinato la fine della guerra a Gaza (un termine formale ma non sostanziale) e per l’impegno che lo vede in prima linea nel definire le condizioni di pace (leggi resa) dell’Ucraina con la Russia. Anche in questo, il segno di un’epoca che ha smesso di credere nella mediazione e ha riscoperto il conflitto come linguaggio politico.
Tennis: Il 2025 ha confermato il tennis come uno degli sport simbolo dell’Italia contemporanea. L’evento più significativo dell’anno è stata la vittoria dell’Italia nella Coppa Davis, conquistata senza la presenza di Jannik Sinner, assente per scelta programmata. Un successo che ha assunto un valore ulteriore proprio per questo: ha dimostrato la solidità di un movimento ormai strutturato, capace di vincere anche senza il suo giocatore più rappresentativo, che peraltro è stato per 66 settimane n.1 al mondo e nel 2025 ha conquistato 2 titoli Slam, ATP Finals e altri 3 titoli ATP. La nazionale azzurra si è imposta grazie a un gruppo compatto e competitivo, ha confermato il lavoro di sistema costruito negli ultimi anni dalla Federazione e ha consolidato il ruolo dell’Italia tra le grandi potenze tennistiche internazionali. Il trionfo è arrivato dopo quello del 2023, ha segnato una continuità che fino a pochi anni fa era apparsa impensabile.
U
UNESCO: Nel 2025 l’UNESCO si è confermata uno dei principali presìdi culturali e simbolici in un mondo attraversato da conflitti, crisi ambientali e instabilità geopolitica. La Lista del Patrimonio Mondiale ha superato i 1.200 siti riconosciuti in oltre 160 Paesi, ha incluso beni culturali, naturali e paesaggistici sempre più esposti agli effetti dei cambiamenti climatici, della guerra e della pressione antropica. Nel corso dell’anno, l’UNESCO ha intensificato gli appelli alla tutela del patrimonio in aree di conflitto — dall’Ucraina al Medio Oriente — e ha sottolineato come la distruzione dei beni culturali abbia rappresentato non solo una perdita materiale, ma un attacco diretto all’identità dei popoli. Parallelamente, è cresciuta l’attenzione verso la sostenibilità della conservazione, con particolare riferimento all’overtourism, alla fragilità degli ecosistemi e alla necessità di modelli di gestione condivisi. In questo quadro globale, l’Italia è rimasta uno dei Paesi con il maggior numero di siti iscritti, ha assunto un ruolo emblematico nel dibattito internazionale tra tutela, valorizzazione e uso economico del patrimonio. Nel 2025 l’UNESCO non è stata soltanto un catalogo di eccellenze, ma uno strumento politico-culturale che ha misurato il grado di civiltà di un mondo sempre più diviso, ricordando che la memoria, quando è stata protetta, è stata una forma di resistenza.
V
Vaticano: Nel 2025 l’elezione di Papa Leone XIV ha segnato l’inizio di una nuova fase per la Chiesa cattolica, dopo la morte di Papa Francesco e nel pieno dell’Anno Santo. Primo pontefice statunitense della storia, Leone XIV (Robert Francis Prevost, 70 anni) ha ereditato una Chiesa attraversata da forti tensioni: secolarizzazione crescente in Occidente, espansione nel Sud globale, crisi vocazionali e un contesto geopolitico segnato da guerre e instabilità. Il suo pontificato si è aperto sotto il segno della continuità istituzionale più che della rottura profetica. Se Francescoaveva fatto della parola un atto politico e morale, Leone XIV è apparso chiamato a ricomporre, governare, mediare: tra istanze riformatrici e resistenze interne, tra dialogo interreligioso e riaffermazione del ruolo diplomatico della Santa Sede, in rappresentanza di una Chiesa che, in un mondo frammentato, ha cercato di restare interlocutore globale credibile, capace di parlare di pace, diritti e dignità umana senza smarrire il proprio equilibrio interno.
Z
Zeta, Generazione: Nel 2025 la Generazione Z — composta dai nati tra la seconda metà degli anni Novanta e i primi anni Duemila — si è affermata come uno dei soggetti sociali più osservati, ma anche più fraintesi del presente. Nativi digitali, cresciuti tra crisi economiche, pandemia, guerre e instabilità climatica, i giovani Zeta hanno mostrato un rapporto ambivalente con il futuro: consapevoli, informati, ma profondamente segnati da precarietà e disillusione. Le notizie del 2025 hanno confermato alcune tendenze già in atto: una crescente distanza dalla politica tradizionale, testimoniata da bassi livelli di partecipazione elettorale, si è accompagnata a forme alternative di impegno, spesso legate a temi specifici come diritti civili, ambiente, pace e giustizia sociale. Allo stesso tempo, è aumentata l’attenzione verso la salute mentale, diventata uno dei temi centrali per una generazione che ha denunciato apertamente ansia, burnout e insicurezza economica. Sul piano culturale, la Generazione Zeta ha continuato a influenzare linguaggi, musica, moda e forme di consumo, ha imposto valori come inclusività, autenticità e rifiuto delle gerarchie tradizionali. Tuttavia, il 2025 ha messo in luce anche le contraddizioni di una generazione iperconnessa ma spesso esclusa dall’accesso stabile al lavoro, alla casa e alla progettualità di lungo periodo, soprattutto nei Paesi del Sud Europa. Nel 2025 la Generazione Zeta non è stata né apatica né rivoluzionaria per definizione: è stata una generazione lucida e fragile, che ha chiesto coerenza più che slogan, diritti più che promesse. In un mondo che è sembrato aver smesso di fare spazio ai giovani, è rimasta forse l’ultimo bacino di speranza capace di immaginare un futuro diverso — a patto che qualcuno sia stato disposto ad ascoltarlo.
Idealista e visionario, ama l’arte come la vita, con disincanto, sogno e poesia…
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