Un recente studio condotto dalla Slc Cgil in collaborazione con la Fondazione Giuseppe Di Vittorio ha messo in luce le difficili condizioni di lavoro degli operatori del settore cinematografico e dello spettacolo dal vivo in Italia. L’inchiesta, che ha coinvolto circa 2300 lavoratori, evidenzia un quadro allarmante caratterizzato da precarietà, discontinuità e una crescente difficoltà nell’accesso a diritti fondamentali.
Secondo i dati raccolti, solo il 13% dei partecipanti svolge una seconda attività, mentre il 30% lavora nel settore da oltre 25 anni. La maggior parte dei contratti è a tempo determinato (44%), seguiti da contratti autonomi (25%) e parasubordinati (24%). La distribuzione geografica dei lavoratori è prevalentemente concentrata nel Centro e Nord Italia, con il Sud che continua a faticare per accedere a queste opportunità professionali.
Eliana Como, sindacalista e ricercatrice della Fondazione Di Vittorio, ha sottolineato come la fatica e le difficoltà siano spesso invisibili, lontane dai riflettori e dagli applausi. La ricerca ha rivelato che il 77% dei lavoratori ha ricevuto negli ultimi due anni offerte di lavoro sottopagate, mentre il 51% ha affrontato proposte non retribuite e il 45% ha lavorato in nero. Questa situazione crea un clima di ricatto, in particolare per i giovani che desiderano entrare nel settore, rendendo difficile per i professionisti più esperti rifiutare condizioni lavorative svantaggiose.
Un altro aspetto preoccupante emerso dallo studio è la scarsa conoscenza e applicazione dei contratti nazionali. Il 26% degli intervistati ha dichiarato che il contratto nazionale non viene rispettato, mentre il 22% ignora i suoi contenuti. Solo il 29% dei lavoratori del cinema e il 32% di quelli dello spettacolo dal vivo percepiscono il contratto nazionale come determinante per il loro salario. La contrattazione individuale prevale, con il 70% dei lavoratori del cinema e il 62% di quelli del live che si affidano a questo sistema, creando una dipendenza dal proprio gruppo di lavoro.
In risposta a questa situazione, la Cgil, rappresentata dalla segretaria nazionale della Slc, Sabina Di Marco, ha chiesto l’avvio di un percorso verso una nuova contrattazione e nuove regole a sostegno dei settori rappresentati. Attualmente, esistono 24 contratti collettivi nazionali nel settore cineaudiovisivo e 6 nello spettacolo dal vivo, ma la Slc Cgil propone di unificare questi contratti in due grandi categorie: uno per il cineaudiovisivo e uno per lo spettacolo dal vivo. Secondo l’Istat, la platea complessiva dei lavoratori coinvolti è di circa 155mila, con circa 300mila ex Enpals.
Questa indagine non solo mette in evidenza le problematiche attuali, ma solleva anche interrogativi sul futuro del lavoro creativo in Italia, in un contesto in cui l’intelligenza artificiale potrebbe ulteriormente complicare la situazione. È fondamentale che il settore si unisca per affrontare queste sfide e garantire condizioni di lavoro dignitose per tutti.
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