Alla 83. Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, Imperium di Sergei Loznitsa fa il suo debutto mondiale nella sezione Fuori concorso, portando alla luce un’inedita visione dell’Unione Sovietica attraverso materiali d’archivio italiani. Loznitsa, nato in Bielorussia e cresciuto in Ucraina, è un regista di fama internazionale, noto per la sua capacità di esplorare temi complessi legati alla memoria storica e alla narrazione.

Imperium è un’opera concepita come un montaggio d’archivio, realizzata grazie alla collaborazione tra l’Archivio Audiovisivo del Movimento Operaio e Democratico (AAMOD) e diversi partner europei, tra cui Essential Film (Germania), Kino Produzioni e Rai Cinema (Italia), Société Parisienne de Production (Francia) e Studio Uljana (Lituania). Questo progetto ha visto la sinergia di tre archivi italiani – AAMOD, Archivio Luce Cinecittà e Cineteca Nazionale – che per la prima volta hanno unito le forze per il recupero e la digitalizzazione di un fondo cinematografico inedito.

Il film è composto da 482 rulli di pellicola 16mm a colori, per un totale di quasi 60 ore di girato, gran parte del quale privo di registrazioni sonore. Imperium offre un viaggio visivo attraverso i vasti territori dell’Unione Sovietica all’inizio degli anni ’70, in un periodo caratterizzato dalla leadership di Leonid Brežnev. Loznitsa ha scoperto questi materiali nel maggio 2024, rimanendo colpito dalla libertà espressiva delle immagini, che si distaccano dalla retorica della propaganda sovietica.

Il regista ha dichiarato: “L’Unione Sovietica ha plasmato la mia infanzia. Crescendo in Ucraina, ho compreso quanto la storia venisse costantemente riscritta per servire gli interessi di chi deteneva il potere. Ho capito che, nell’URSS, il passato non era una narrazione fissa, ma uno strumento politico”. Questo approccio critico alla storia è centrale nel suo lavoro, dove le immagini d’archivio fungono da testimonianza tangibile di eventi storici, al di là delle interpretazioni distorte.

Le sequenze del film, girate tra il 1970 e il 1973 da un gruppo di cineasti italiani guidati dall’antropologo Diego Carpitella, ritraggono la vita quotidiana, le tradizioni e le culture delle diverse etnie sotto l’influenza sovietica. Attraverso il montaggio, Loznitsa riesce a mettere in luce la tensione tra il potere centralizzato di Mosca e la vitalità delle varie repubbliche, rivelando la vera natura colonialista dell’Unione Sovietica, a lungo celata dalla propaganda.