Kasia Smutniak ha ricevuto un importante riconoscimento alla Festa del Cinema di Roma per il suo film da regista, Mustang, vincendo il premio del pubblico ex aequo con Congo Boy di Rafiki Fariala. Questo premio rappresenta non solo un traguardo personale per l’attrice e regista, ma anche un segnale di come il pubblico possa apprezzare opere che sfumano i confini tra documentario e narrazione cinematografica.

Nel suo intervento, Smutniak ha condiviso la sua visione del film, descrivendolo come un’opera che fonde la realtà con la sua storia personale e quella delle persone che ha incontrato nel corso della sua vita. Mustang esplora il legame dell’autrice con una regione del Nepal, visitata per la prima volta nel 2003 insieme a Pietro Taricone, compagno di vita e padre della sua figlia, Sophie. In questa regione, Smutniak ha anche contribuito alla creazione di una scuola, inaugurata nel 2016, che permette ai bambini di continuare gli studi senza allontanarsi dalle famiglie.

“Questa storia, questo film, questo documentario è stato accolto in questo festival in una maniera incredibile e ho sentito tutto l’amore e sostegno del pubblico”, ha dichiarato Smutniak, sottolineando l’importanza del cinema nel trasmettere emozioni e speranza. Ha spiegato che la decisione di realizzare Mustang è nata in un periodo di smarrimento personale, quando sentiva di aver perso il senso di ciò che stava raccontando. “In un momento come questo in cui sembra che tutto abbia perso senso, quello che facciamo noi col cinema diventa fondamentale”, ha aggiunto.

Il film non è solo un racconto della sua vita, ma un messaggio di speranza, rappresentato dalla piccola scuola ai confini del mondo, dove i bambini imparano a fare della felicità una scienza. Smutniak ha anche annunciato che tutti gli incassi del film saranno destinati a sostenere questa iniziativa.

La cerimonia di premiazione ha visto la presenza di Ferzan Ozpetek, amico di Smutniak, che le ha consegnato il premio. L’attrice ha concluso il suo discorso con una riflessione profonda: “Nulla davvero finisce ma si trasforma”, un pensiero che riassume il messaggio centrale del suo lavoro e della sua esperienza.