Inaugurata oggi all’Archivio di Stato di Firenze, la mostra ‘Ri-emergere 1966-2066. L’Alluvione di Firenze: memoria, ricerca e futuro’ si propone di narrare il drammatico evento dell’alluvione del 4 novembre 1966 e il successivo lavoro di recupero delle ‘unità documentarie’ danneggiate. L’evento, che colpì la città con un’acqua che raggiunse altezze di 5 metri in alcune strade, portò alla distruzione di circa 75.000 documenti custoditi nell’archivio, allora situato presso gli Uffizi.

La mostra, realizzata in collaborazione con la Fondazione Cr Firenze, è articolata in sei sezioni, ognuna dedicata a un verbo chiave: ricordare, cooperare, ricostruire, tutelare, riconoscere e connettere. Attraverso una combinazione di voci, suoni e immagini, il percorso espositivo intreccia testimonianze dei cittadini con documenti inediti e fotografie d’epoca, creando un legame tra la memoria storica della città e il presente.

La direttrice dell’Archivio di Stato di Firenze, Paola D’Orsi, ha sottolineato che “non è una mostra commemorativa”, ma un modo per evidenziare l’impegno continuo dell’archivio nel recupero e nella tutela della documentazione alluvionata. La mostra include anche video-testimonianze raccolte durante laboratori tenuti lo scorso giugno e una performance intitolata ‘Non saprei nulla se’, che si svolgerà dal 5 al 7 novembre.

Bernabò Bocca, presidente della Fondazione Cr Firenze, ha descritto il progetto come un’opportunità per restituire alla comunità un ruolo attivo nella costruzione della memoria collettiva. Carlo Sisi, membro del cda della Fondazione, ha aggiunto che “attraverso la memoria la città può riconquistare con un pensiero retrospettivo la propria identità”, avvertendo il rischio che Firenze possa diventare un “non luogo”.

La mostra rimarrà aperta fino al 5 febbraio 2027 e sarà accompagnata da visite guidate, percorsi dedicati alle scuole, convegni e incontri sui temi del restauro e della tutela del patrimonio culturale.