Il Ministero della Cultura ha recentemente acquisito il manoscritto autografo di Forse che sì forse che no, un’opera fondamentale di Gabriele d’Annunzio, che entra così a far parte del patrimonio culturale dello Stato italiano. Il Ministro della Cultura, Alessandro Giuli, ha sottolineato l’importanza di questa acquisizione, definendola una preziosa testimonianza della nostra storia letteraria.

Il manoscritto, composto da 913 fogli e redatto tra agosto e dicembre del 1909, è stato aggiudicato per 75.000 euro, con un importo totale di 96.000 euro, comprensivo di tasse e diritti d’asta. Questo documento, che d’Annunzio considerava il vertice della sua produzione letteraria, è stato recuperato grazie a un’asta online di Christie’s, intitolata Livres rares et Manuscrits.

Giordano Bruno Guerri, presidente della Fondazione Il Vittoriale degli Italiani, ha espresso la sua soddisfazione per il ritorno del manoscritto in Italia, dopo essere passato attraverso diverse collezioni private in Francia. Guerri ha evidenziato l’importanza di questo documento, che presenta numerose correzioni e annotazioni, permettendo di ricostruire le fasi di elaborazione del romanzo, pubblicato nel 1910. Sebbene manchi il foglio numerato 488, il testo è considerato completo.

Il manoscritto reca la firma di d’Annunzio sulla prima pagina ed è vergato a inchiostro nero e rosso su carta filigranata. La sua provenienza è di particolare interesse: d’Annunzio trasmise progressivamente le carte a Nathalie de Goloubeff, nota come Donatella Cross, che curò la traduzione francese dell’opera, pubblicata nel 1910. Successivamente, il manoscritto passò alla Libreria Meynial e nel 1924 fu acquistato dal mercante d’arte René Gimpel.

Guerri ha auspicato che il Ministero della Cultura affidi il manoscritto al Vittoriale degli Italiani, affinché possa essere studiato e pubblicato in un’edizione critica nell’ambito dell’Edizione Nazionale delle Opere di Gabriele d’Annunzio, curata dalla Fondazione. Questo rappresenterebbe un importante passo per restituire alla comunità scientifica e al pubblico un documento di inestimabile valore, rendendolo parte viva del patrimonio culturale italiano.