Il mondo dell’arte piange la scomparsa di Yayoi Kusama, l’artista giapponese che ha rivoluzionato il panorama contemporaneo con le sue opere caratterizzate da ossessive ripetizioni di pois e sculture iconiche a forma di zucca. Kusama è morta il 14 agosto 2023 a Tokyo, all’età di 97 anni, come annunciato dalla fondazione che porta il suo nome il 27 agosto.

Nata nel 1929 a Nagano, in una famiglia benestante ma segnata da tensioni familiari, Kusama iniziò a disegnare i suoi caratteristici puntini già all’età di dieci anni. Questi disegni rappresentavano un modo per esorcizzare le sue paure, come raccontato nella sua autobiografia. Dopo aver studiato pittura a Kyoto, nel 1957 si trasferì negli Stati Uniti, prima a Seattle e poi a New York, dove, nonostante le difficoltà economiche, divenne un nome di punta dell’avanguardia artistica per oltre sedici anni.

Negli anni Sessanta, Kusama organizzava “happenings” in cui corpi nudi venivano dipinti a pois in luoghi pubblici, un atto di protesta antimilitarista e a sostegno dei diritti civili. Tornata in Giappone nel 1973, scelse di vivere volontariamente in un ospedale psichiatrico di Tokyo, continuando a lavorare e a creare fino in età avanzata.

Il successo commerciale per Kusama arrivò tardi, a partire dagli anni Novanta, con le sue celebri zucche, che definiva “compagni di vita”, e le “Infinity Mirror Rooms”, che divennero un fenomeno globale, amplificato dai social network. Nel 2016, il magazine Time la inserì tra le cento persone più influenti al mondo, e le sue opere raggiunsero prezzi da capogiro, come un “infinity net” venduto per quasi otto milioni di dollari nel 2019.

Riconoscibile per la sua parrucca rosso fuoco e gli abiti a pois, Kusama ha spesso criticato la società giapponese, definendola “piena di disprezzo per le donne”. Nel 2017, aprì a Tokyo un museo a lei dedicato, esprimendo il desiderio che “il futuro luminoso, la bellezza dell’amore e la mia anima vengano tramandati”. “Amate le mie opere, anche dopo la mia morte”, disse in quell’occasione, lasciando un’eredità artistica che continuerà a ispirare generazioni future.