Dal 9 al 14 giugno 2026, il Teatro dell’Opera di Roma ospiterà per la prima volta il balletto Sogno di una notte di mezza estate, un capolavoro coreografico di George Balanchine su musiche di Felix Mendelssohn-Bartholdy, ispirato alla celebre commedia di William Shakespeare. Questo nuovo allestimento vedrà in scena il Corpo di Ballo diretto da Eleonora Abbagnato, insieme all’Orchestra e al Coro della fondazione capitolina, sotto la direzione di Karen Durgaryan.
Tra i protagonisti, l’étoile dell’Opéra di Parigi Sae Eun Park farà il suo ritorno al Costanzi dopo il debutto nel ruolo di Nikiya. Le voci soliste saranno interpretate dalle allieve del Fabbrica Young Artist Program, Jessica Ricci e Maria Elena Pepi. Inoltre, parteciperanno anche gli allievi della Scuola di Danza.
Le scene e i costumi sono firmati da Gianluca Falaschi, mentre le luci sono curate da Valerio Tiberi. Tra gli interpreti principali, l’étoile Alessandra Amato nel ruolo di Elena, la prima ballerina Marianna Suriano nel ruolo di Titania e Mattia Tortora in quello di Oberon, che si alternerà con il primo ballerino Simone Agrò, anche lui nel ruolo di Puck, condiviso con Gabriele Consoli.
Il balletto si arricchisce di ulteriori ruoli interpretati da Marta Marigliani come Ermia, Giacomo Castellana come Demetrio e Valerio Marisca in alternanza. Nel divertissement danzeranno i primi ballerini Michele Satriano e Claudio Cocino, insieme alla solista Sara Loro e all’étoile ospite Sae Eun Park. Completano il cast Federica Azzone nel ruolo di Ippolita, Walter Maimone per Lisandro, Antonello Mastrangelo e Mike Derrua per Bottom.
La musica di Sogno di una notte di mezza estate ha origine con l’Ouverture composta da Mendelssohn nel 1826 e si completa nel 1842 con le musiche di scena scritte per una produzione della commedia, rappresentata l’anno successivo a Potsdam. Tra i brani più celebri, spicca la Marcia nuziale. La versione coreografica di Balanchine, creata nel 1962 per il New York City Ballet, ha dato nuova vita alle partiture di Mendelssohn, intrecciando virtuosismo tecnico e poesia scenica.
Questa nuova produzione rappresenta un’importante occasione per il pubblico romano di apprezzare un’opera che, sebbene già presentata in diverse letture all’Opera di Roma, non aveva mai visto la luce nella celebre versione di Balanchine.
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