Il 5 giugno 2026, un giudice ha respinto la causa da un milione di dollari intentata dall’amministrazione Trump contro il musicista jazz Chuck Redd, noto per la sua direzione del Christmas Eve Jazz Jam al Kennedy Center di Washington, D.C. Redd aveva annullato il suo concerto annuale a causa di un cambiamento controverso nel nome del centro, che era stato rinominato per includere il nome dell’ex presidente Donald Trump.

Redd, che ha guidato l’evento dal 2006, ha dichiarato che la decisione di cancellare il concerto è stata presa dopo aver visto il nuovo nome sul sito web del Kennedy Center e successivamente sull’edificio stesso. “Quando ho visto il cambio di nome, ho scelto di annullare il nostro concerto”, ha affermato Redd.

In risposta all’annullamento, l’allora presidente del Kennedy Center, Richard Grenell, aveva minacciato di citare in giudizio Redd per un milione di dollari, accusandolo di “intolleranza classica” che avrebbe avuto un costo elevato per un’istituzione artistica no-profit. La causa per violazione di contratto è stata quindi avviata.

Gli avvocati di Redd hanno richiesto la cancellazione della causa a marzo, e il giudice ha accolto la richiesta, richiamando le leggi Anti-SLAPP di Washington, D.C., che proteggono i convenuti da cause infondate e da ritorsioni politiche.

Questo caso solleva interrogativi importanti sulla libertà artistica e sulle pressioni politiche che possono influenzare le decisioni degli artisti. La decisione del giudice di respingere la causa non solo tutela Redd, ma sottolinea anche l’importanza delle leggi che proteggono la libertà di espressione nel contesto delle arti performative.