Recenti indagini archeologiche a Fano, in piazza Andrea Costa, hanno portato alla luce importanti resti della Basilica di Vitruvio, progettata nel I secolo a.C. Durante la prima fase di scavi, è stato scoperto un muro absidato, un elemento che potrebbe rivelarsi cruciale per la comprensione del posizionamento dell’Aedes Augusti, il tempio dedicato al culto imperiale.

Il funzionario archeologo della Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio delle Marche, Cristiano Casci Ceccacci, ha illustrato i risultati ottenuti, sottolineando che le indagini hanno permesso di definire meglio le strutture murarie e i livelli pavimentali di epoca romana. In particolare, sul lato di via Arco d’Augusto, sono state documentate spoliazioni avvenute in età post romana, con il rinvenimento di materiali ceramici databili tra l’XI e il XII secolo d.C., che attestano il riutilizzo dell’area in epoca medievale.

Un altro ritrovamento significativo è stato il basamento della sesta colonna sul lato Darderi, sebbene compromesso da interventi successivi. Inoltre, è proseguita la messa in luce del piano pavimentale romano e di un nuovo tratto murario lungo via Montevecchio, elementi che arricchiscono la comprensione della planimetria del monumento vitruviano.

Il sindaco di Fano, Luca Serfilippi, ha commentato i progressi delle indagini, evidenziando che, sebbene i dati non siano ancora conclusivi, rappresentano elementi fondamentali per definire con maggiore precisione la Basilica di Vitruvio e per comprendere le trasformazioni subite dall’edificio nel corso dei secoli. Le indagini hanno anche permesso di ricostruire forme, dimensioni e strutture che Vitruvio non descrive esplicitamente nel suo trattato De Architectura, ma che si intuisce fossero presenti.

Questa scoperta non solo arricchisce il patrimonio archeologico di Fano, ma offre anche nuove prospettive per la valorizzazione e la tutela della Basilica di Vitruvio, grazie alla collaborazione tra il Comune, la Soprintendenza e la Regione Marche. Nuovi investimenti sono stati annunciati per proseguire le attività di ricerca e scavo.