Kore-eda Hirokazu, regista giapponese noto per la sua abilità nel dirigere attori bambini, ha recentemente rivelato un aspetto peculiare della sua arte: ha deciso di non filmare mai bambini che piangono. Durante un evento al Singapore International Film Festival, Kore-eda ha affermato: “Non è che non posso, o che è difficile. Non lo filmo.” Questa scelta riflette il suo desiderio di far sì che gli spettatori ricordino i momenti di gioia e il sorriso dei bambini, piuttosto che la loro sofferenza.

La metodologia di Kore-eda con i bambini è evoluta nel tempo. In opere come Shoplifters e The Truth, ha scelto di non fornire copioni ai giovani attori, adattando invece il dialogo alle loro personalità e al loro vocabolario, permettendo loro di improvvisare. Tuttavia, in Monster, ha optato per un approccio diverso, fornendo copioni, ritenendo che il tema trattato fosse delicato e giustificasse una separazione tra i bambini e i loro ruoli.

Kore-eda ha anche parlato delle influenze ricevute da altri registi, in particolare Hou Hsiao-hsien e Ken Loach. Da Hou ha appreso l’importanza di unirsi ai bambini durante le scene di gioco e di ritirarsi quando la telecamera inizia a girare, lasciandoli liberi di esprimersi. Da Ken Loach, ha imparato a valutare attentamente ogni scena, evitando di applicare metodi predefiniti senza considerare le specificità del momento. Un esempio di questo approccio è stato visto in Kes, dove Loach ha chiesto a un giovane attore di cercare un uccello che aveva allevato, ottenendo una reazione autentica.

Inoltre, Kore-eda ha sottolineato l’importanza di non arrabbiarsi con i bambini o affrettarli, e di non mentire loro. Il suo ideale è che un bambino finisca la giornata di riprese dicendo: “Oggi è stata una giornata divertente, non vedo l’ora di domani.” Questo approccio empatico e rispettoso nei confronti dei giovani attori è un elemento distintivo del suo lavoro.

Un aneddoto interessante riguarda il suo incontro con Hou Hsiao-hsien, che dopo aver visto il film Maborosi di Kore-eda, lo ha criticato severamente. Le osservazioni di Hou si sono rivelate fondamentali per la crescita del regista giapponese, che ha compreso l’importanza di aggiornare i piani sul set e di non limitarsi a seguire rigidamente uno storyboard.

Infine, parlando del suo ultimo film, Sheep in the Box, Kore-eda ha spiegato che il titolo si riferisce al Piccolo Principe di Antoine de Saint-Exupéry, suggerendo che le cose più preziose nella vita possono essere intangibili e sostenute da connessioni invisibili. Questa riflessione si inserisce perfettamente nel suo approccio cinematografico, che pone al centro l’umanità e le relazioni.