Il 16 ottobre 2026, il rapper Baby Gang ha lanciato il suo nuovo singolo “Guerra 2”, accompagnato da un videoclip controverso girato in Iraq. Le immagini mostrano scene di guerra con armi pesanti e munizioni, suscitando preoccupazioni tra le autorità giudiziarie italiane.

Il videoclip include anche riferimenti a figure politiche di spicco come Benito Mussolini, Donald Trump, Vladimir Putin, Ali Khamenei, Nicolás Maduro, Kim Jong-un e Volodymyr Zelensky. Questa scelta stilistica ha attirato l’attenzione non solo del pubblico, ma anche dei giudici, che hanno espresso preoccupazioni riguardo al messaggio trasmesso dal rapper.

Il giudice per le indagini preliminari di Lecco, Gianluca Piantadosi, ha respinto la richiesta di affidamento ai domiciliari per Baby Gang, ritenendo che il rapper fosse coinvolto in una rete criminale internazionale e avesse viaggiato in Iraq con l’intento di utilizzare armi da guerra. La difesa, rappresentata dall’avvocato Niccolò Vecchioni, ha contestato queste affermazioni, sostenendo che il viaggio fosse esclusivamente finalizzato alla realizzazione del videoclip, con accordi presi per garantire l’assistenza di militari locali durante le riprese.

Baby Gang è attualmente in carcere dal marzo 2026 nell’ambito di un’inchiesta della Procura di Lecco. L’udienza per l’appello contro il rifiuto dei domiciliari è prevista per il 13 novembre. La situazione giuridica del rapper si intreccia ora con la sua produzione artistica, creando un caso che solleva interrogativi sulla libertà di espressione e sui limiti dell’arte in contesti controversi.

Il videoclip di “Guerra 2” può essere visualizzato su YouTube, dove ha già generato un ampio dibattito tra fan e critici.