Durante il festival di Giffoni, Dacia Maraini ha condiviso le sue riflessioni sull’intelligenza artificiale e sulla necessità di un’educazione profonda per affrontare temi come la violenza e il femminicidio. La scrittrice ha affermato che l’IA non potrà mai eguagliare l’essere umano, poiché non conosce l’amore, il dolore e la consapevolezza della propria finitezza. “L’intelligenza artificiale non muore, quindi non ha quella consapevolezza che ci rende umani”, ha dichiarato Maraini, sottolineando l’importanza di queste esperienze emotive nella vita.

Maraini ha affrontato anche il delicato tema della violenza, affermando che non si può controllare con la prigione o con regole rigide, ma è fondamentale agire sull’educazione, iniziando già dalla scuola. “Le famiglie hanno dinamiche psicologiche complesse che non si risolvono con i diritti civili”, ha spiegato, proponendo un’educazione all’altro come strumento per prevenire la violenza. Secondo la scrittrice, la violenza, sia essa sessuale, economica o di guerra, deriva dalla non conoscenza dell’altro e dalla percezione dell’altro come nemico.

Riguardo al femminicidio, Maraini ha evidenziato che si tratta di una regressione culturale, non legata alla natura maschile, ma a una storia di legittimazione della violenza nei secoli. Ha richiamato l’attenzione sul fatto che, per millenni, l’uccisione delle donne era socialmente accettata, e ha sottolineato come l’educazione possa cambiare questa narrativa. “Il sesso non è separato dai sentimenti e dalla sensibilità”, ha affermato, evidenziando l’importanza di insegnare ai giovani a relazionarsi con gli altri in modo rispettoso.

Maraini ha anche condiviso la sua esperienza personale di internamento in un campo di concentramento in Giappone, sottolineando l’importanza di difendere le proprie idee e il valore della libertà di espressione. Ha citato Pier Paolo Pasolini, ricordando come la verità possa essere scomoda e come la cultura del consumismo stia inquinando i sentimenti umani.

Infine, la scrittrice ha espresso il suo desiderio di continuare a dialogare con i giovani, mostrando una rara empatia e incoraggiando i ragazzi a perseguire le proprie passioni, anche in ambito artistico. Maraini ha concluso dicendo: “Non me ne andrei mai di qui…”.