Justin Timberlake ha recentemente affrontato con ironia il suo periodo di beatboxing, un aspetto della sua carriera musicale che ha suscitato reazioni contrastanti tra i fan. Il 5 ottobre 2026, il cantante ha risposto a un video virale su Instagram di Hannah Young, che metteva in evidenza la sua inclinazione a inserire beatboxing durante le performance con gli NSYNC e nei suoi primi anni da solista.

Nel video, Young ha affermato: “Non parliamo abbastanza del beatboxing di Justin Timberlake”. Timberlake ha colto l’occasione per riflettere su quel periodo, commentando: “Spesso guardo indietro a quel periodo anch’io. Non sono ancora riuscito a trovare risposte. Non so come scusarmi abbastanza per quelle ambizioni. Troppi stivali. Troppi gatti. Spero che tu possa perdonarmi”. Ha poi aggiunto con un tono scherzoso: “Non posso promettere che non lo farò di nuovo. Dio ci aiuti tutti”.

Il beatboxing ha fatto parte del repertorio di Timberlake sin dai suoi esordi con gli NSYNC, dove è stato utilizzato in brani come “Pop” dall’album del 2001 Celebrity e in “Rock Your Body” del 2003. Questi brani hanno contribuito a definire il suo stile e la sua identità musicale, ma il beatboxing è stato spesso visto come un elemento controverso.

Questa autoironia da parte di Timberlake non solo dimostra la sua capacità di guardare al passato con un sorriso, ma offre anche uno spunto di riflessione su come gli artisti evolvono nel tempo e su come certe scelte stilistiche possano essere rivalutate. La fase di beatboxing di Timberlake, pur essendo stata oggetto di critiche, rappresenta un capitolo significativo nella sua carriera, evidenziando la sua versatilità e il suo desiderio di sperimentare.

In un’epoca in cui la nostalgia per il passato musicale è sempre più presente, le parole di Timberlake possono risuonare con molti fan che hanno vissuto quegli anni. La sua capacità di scherzare su se stesso potrebbe anche incoraggiare altri artisti a riflettere sulle proprie scelte artistiche senza timore di essere giudicati.