David Rowntree, batterista della storica band britannica Blur, ha visto sfumare la sua azione legale contro la Performing Right Society (PRS) for Music, riguardante la controversa distribuzione delle royalties “black box”. Questa decisione è stata presa dal Competition Appeal Tribunal (CAT), che ha respinto la causa collettiva proposta da Rowntree, ritenendo che non ci fossero prove sufficienti per dimostrare una violazione delle leggi sulla concorrenza.

Le royalties “black box” si riferiscono a fondi raccolti da PRS che non possono essere attribuiti a specifici autori o editori a causa di dati incompleti o imprecisi. Rowntree aveva sostenuto che il metodo di distribuzione di queste royalties fosse ingiusto, in quanto favorirebbe gli editori a discapito degli autori, privando questi ultimi di potenziali guadagni che potrebbero ammontare fino a 200 milioni di sterline.

Il CAT ha osservato che la causa era problematica, poiché i membri della PRS, che include sia autori che editori, stavano essenzialmente facendo causa a se stessi. Inoltre, la corte ha sottolineato che la distribuzione delle royalties “black box” non può essere considerata accurata a causa della mancanza di informazioni precise, rendendo impossibile per qualsiasi membro rivendicare una specifica quantità di tali royalties.

Rowntree ha successivamente presentato appello alla Court of Appeal, ma il 29 giugno 2026 la corte ha confermato la decisione del CAT, chiudendo così una lunga battaglia legale che ha sollevato interrogativi sulla trasparenza e l’equità nella distribuzione delle royalties nel settore musicale.

Questa vicenda mette in luce le sfide che affrontano gli artisti nel ricevere un compenso equo per il loro lavoro creativo, un tema di crescente rilevanza nel panorama musicale contemporaneo.