Roger Waters, cofondatore dei Pink Floyd, ha recentemente suscitato polemiche con le sue affermazioni riguardo al crollo delle Torri Gemelle durante gli attacchi dell’11 settembre 2001. In un’intervista con Piers Morgan, Waters ha dichiarato di essere convinto che gli edifici 1, 2 e 7 del World Trade Center siano crollati a causa di una demolizione controllata, piuttosto che per l’impatto degli aerei e gli incendi successivi.

Questa teoria del complotto, che circola da quasi un quarto di secolo, è stata ripresa da Waters nel contesto di un’azione legale che sta finanziando. Il musicista supporta Matt Campbell, il fratello di una delle vittime britanniche dell’11 settembre, nella richiesta di riaprire un’inchiesta nel Regno Unito sul crollo delle torri. Nonostante la richiesta sia stata respinta a gennaio 2024 dal Procuratore generale per l’Inghilterra e il Galles, che ha affermato che i fatti sono già stati acclarati, Campbell ha deciso di fare ricorso alla Corte Suprema del Regno Unito. Questa azione legale è sostenuta anche da una raccolta fondi, alla quale Waters ha contribuito.

Le affermazioni di Waters non sono nuove, ma riaccendono il dibattito su un tema controverso e delicato, che continua a dividere l’opinione pubblica. La sua posizione, sebbene sostenuta da un certo numero di sostenitori delle teorie del complotto, è stata ampiamente criticata da esperti e analisti, che sottolineano come le indagini ufficiali abbiano già fornito spiegazioni dettagliate e scientifiche sui crolli.

La questione della riapertura dell’inchiesta rappresenta un punto di tensione tra la ricerca della verità e le teorie alternative che, secondo molti, possono minare la memoria delle vittime e la comprensione degli eventi storici. La posizione di Waters, quindi, non solo solleva interrogativi sulla sua credibilità come artista, ma anche sul modo in cui la società affronta e discute eventi traumatici del passato.