La Fondazione In Between Art Film ha recentemente pubblicato un’opera fondamentale per la riscoperta delle filmmaker italiane attive negli anni Sessanta e Settanta. Il volume, intitolato Italian Female Filmmakers in the Sixties and Seventies: Lives, Histories, and Identities, a cura di Carla Subrizi, Paola Ugolini e Maria Alicata, è un progetto editoriale che si propone di far luce su un capitolo spesso trascurato della storia del cinema italiano.

Il libro, edito da Lenz Press e disponibile in lingua inglese, raccoglie 18 saggi che analizzano le opere di registe come Valentina Berardinone, Anna Valeria Borsari, Pia Epremian, Giosetta Fioroni, Rosa Foschi, Laura Grisi, Ketty La Rocca, Cecilia Mangini, Marisa Merz e molte altre. Queste artiste, spesso non professioniste, hanno utilizzato la macchina da presa come strumento di indagine e critica sociale, lasciando un’eredità di storie e strategie visive che meritano di essere riconsiderate.

Le curatrici hanno sottolineato l’importanza di questo volume nel restituire un’immagine più completa di un periodo storico caratterizzato da profondi cambiamenti sociali e culturali. Paola Ugolini, una delle curatrici, ha spiegato che il libro è stato concepito per rendere nota questa avventura culturale italiana anche all’estero, con una traduzione in italiano prevista a breve.

Il testo include anche una cronologia che copre le opere femminili dal 1896, anno in cui la regista francese Alice Guy realizzò il primo cortometraggio europeo, fino al 1981, con un focus su opere significative come I fantasmi del fallo di Maria Grazia Belmonti, un documentario censurato dedicato alla prostituzione e alla pornografia.

Nonostante i progressi nel riconoscimento delle registe, Ugolini ha evidenziato che la parità di genere nella produzione cinematografica è ancora lontana dall’essere raggiunta. Oggi, sebbene ci siano molte registe di successo a livello nazionale e internazionale, il divario tra le produzioni maschili e femminili rimane significativo.

Questo libro non solo celebra il contributo delle donne nel cinema italiano, ma invita anche a una riflessione più ampia sulla storia e sull’evoluzione della produzione cinematografica femminile, un patrimonio culturale che merita di essere esplorato e valorizzato.