Il 7 giugno 2026, la Corte Rivoluzionaria di Teheran ha confermato la condanna a un anno di carcere per il regista iraniano Jafar Panahi, noto per il suo impegno artistico e sociale. La sentenza, emessa in contumacia a dicembre 2025, è stata comunicata dal legale di Panahi, Mostafa Nili, durante una conferenza stampa a Teheran.

Le accuse contro Panahi riguardano attività di propaganda contro lo Stato iraniano, in particolare la realizzazione di un film clandestino critico nei confronti del governo e il sostegno a prigionieri politici e alle proteste popolari. Oltre alla pena detentiva, la sentenza prevede anche un divieto di viaggio di due anni e il divieto di aderire a gruppi politici o sociali.

Panahi, vincitore della Palma d’Oro al Festival di Cannes nel 2025 con il film Un semplice incidente, ha dichiarato la sua intenzione di tornare in Iran dopo la promozione della sua opera, nonostante le gravi conseguenze legali che lo attendono. La sua situazione rappresenta un caso emblematico della repressione della libertà di espressione in Iran, dove molti artisti e intellettuali affrontano persecuzioni per il loro lavoro.

La conferma della condanna di Panahi ha suscitato preoccupazione tra i sostenitori dei diritti umani e della libertà di espressione, evidenziando le sfide che i cineasti e gli artisti devono affrontare in un contesto politico così oppressivo. La sua vicenda non è solo una questione legale, ma un simbolo della lotta per la libertà di parola in un paese dove il dissenso è spesso silenziato.