La Cineteca di Bologna accoglie un’importante eredità culturale: l’archivio di Roberto Rossellini, uno dei maestri del cinema mondiale. Questo fondo, che raccoglie lettere, progetti, soggetti e contratti, documenta la vita e il pensiero del regista, coprendo un arco temporale che va dal secondo dopoguerra alla metà degli anni Settanta.

Tra i documenti più significativi si trova una lettera inviata nel 1966 a Papa Paolo VI, in cui Rossellini espone la sua scelta di abbandonare il cinema spettacolare per dedicarsi a un uso educativo dei mezzi audiovisivi. Il regista sosteneva che, in una società in rapida trasformazione tecnologica e scientifica, la televisione e gli strumenti audiovisivi potessero aiutare l’uomo a comprendere meglio il proprio tempo e ad affrontarne i cambiamenti.

L’acquisizione dell’archivio è stata possibile grazie al lavoro di Renzo Rossellini, che ha custodito e valorizzato questi materiali per decenni, preservando così la memoria e l’eredità culturale del padre. La Cineteca di Bologna, da tempo impegnata nella tutela dell’opera rosselliniana, ha promosso importanti restauri dei suoi film, a partire da Roma città aperta, il film del 1945 che ha dato avvio al cosiddetto “Neorealismo cinematografico”.

Il trasferimento dell’archivio coincide con la 40/a edizione del festival Il Cinema Ritrovato, che rende omaggio a Rossellini con la proiezione in anteprima del restauro del film Il Generale Della Rovere, realizzato da Gaumont. Questo film, tratto da un racconto di Indro Montanelli e interpretato da Vittorio De Sica, narra la storia di un truffatore che, costretto a impersonare un eroe della Resistenza, finisce per identificarsi con quel ruolo fino al sacrificio finale. Rossellini considerava quest’opera una riflessione storica su un periodo cruciale della storia italiana.