Massimo Zamboni e Giovanni Lindo Ferretti, figure emblematiche del Consorzio Suonatori Indipendenti (Csi), sono tornati in Mongolia dopo trent’anni, un viaggio che segna una chiusura di cerchio e un nuovo inizio. Il loro ritorno è avvenuto in occasione del Playtime Festival di Ulan Bator, dove si sono esibiti il 4 luglio, richiamati da un invito che ha risvegliato in loro un forte legame con la terra mongola.

Nel 1996, il loro primo viaggio in Mongolia aveva ispirato l’album Tabula Rasa Elettrificata, e ora Zamboni descrive questo nuovo capitolo come una necessità più grande di un semplice piacere personale. “La Mongolia non è la mia storia privata. Non ci vai per prendere quello che c’è, piuttosto lo assorbi, in qualche modo diventa tuo”, afferma Zamboni, sottolineando l’importanza di questo ritorno come un atto di restituzione.

Il legame di Ferretti con la Mongolia è profondo e quasi ancestrale, essendo figlio di una famiglia di pastori. Per lui, la Mongolia rappresenta uno degli ultimi luoghi in cui una civiltà autentica può ancora comunicare con l’uomo contemporaneo. Tuttavia, osserva anche i cambiamenti in atto nel Paese, dove il benessere sta lentamente penetrando nelle steppe. “Chi sono io per dire ai mongoli che non devono provare quello che noi abbiamo provato?”, si chiede Ferretti, esprimendo un affetto per la trasformazione della terra senza nostalgia né condanne.

Durante il concerto, la scaletta ha incluso brani storici dei Cccp e dei Csi, scelti per dialogare con la potenza evocativa della Mongolia. Zamboni ha collaborato con la band Lostatobrado per dare nuova vita alle canzoni, trasformando ogni esibizione in una cerimonia che unisce musica e poesia. “Ogni concerto diventa così una cerimonia, sospesa tra un reading poetico e un accampamento di nomadi raccolti intorno al fuoco”, spiega Zamboni.

Il ritorno alla Mongolia ha anche riacceso riflessioni sulla storia e sulla politica, con Ferretti che ricorda il passaggio del Paese da un alto Medioevo magico-materico al socialismo scientifico. Questo contesto storico diventa un punto di partenza per discutere della Cina, seconda tappa del loro viaggio in Asia, dove Ferretti osserva come l’ideologia comunista sia servita a mantenere l’idea dell’impero.

In parallelo al tour, è iniziata la produzione di un documentario intitolato In viaggio, diretto da Davide Ferrario, che seguirà il progetto dei Csi tra il tour italiano e il ritorno in Mongolia. Ferretti e Zamboni lasciano aperto uno spiraglio sul futuro musicale del gruppo, affermando che la musica è un elemento essenziale per il film, anche se non si sbilanciano su un nuovo album. “Costruire un disco di canzoni è un’altra cosa”, conclude Zamboni, ma entrambi non escludono la possibilità di nuove intersezioni musicali.