È con grande tristezza che il mondo del cinema brasiliano piange la scomparsa di Luiz Carlos Barreto, deceduto all’età di 98 anni. Considerato uno dei più importanti produttori della storia del cinema del Brasile, Barreto è stato un protagonista indiscusso del Cinema Novo, il movimento che, negli anni Sessanta, ha rivoluzionato il linguaggio cinematografico del Paese. La notizia della sua morte è stata confermata dalla famiglia al quotidiano O Globo.

Le sue condizioni di salute erano già compromesse da tempo, a seguito di una caduta avvenuta nel 2024 durante una cerimonia in suo onore nello Stato del Ceará. Conosciuto affettuosamente come Barretão, Barreto ha dedicato oltre sessant’anni della sua vita al cinema, ricoprendo ruoli di produttore, direttore della fotografia, sceneggiatore e regista, e contribuendo alla realizzazione di più di 80 film.

Tra le opere più celebri che portano la sua firma si annoverano capolavori come Vidas Secas, Terra em Transe, Garrincha – Alegria do Povo, O Dragão da Maldade contra o Santo Guerreiro e Bye Bye Brasil. Il suo maggiore successo commerciale è stato Dona Flor e i suoi due mariti (1976), diretto dal figlio Bruno Barreto e tratto dal romanzo di Jorge Amado, che ha attratto quasi 11 milioni di spettatori nelle sale brasiliane.

Nato nel 1928, Barreto iniziò la sua carriera nel giornalismo e nel fotogiornalismo prima di dedicarsi completamente al cinema. Nel 1963, insieme alla moglie Lucy, fondò la casa di produzione LC Barreto, che è diventata una delle realtà più influenti dell’audiovisivo brasiliano, producendo anche film come O Quatrilho e O Que É Isso, Companheiro?, entrambi candidati all’Oscar come miglior film internazionale.

Lascia la moglie Lucy, i figli Paula e Bruno, e una famiglia che, come amava ricordare, è stata “contagiata dal virus del cinema”. La sua eredità nel panorama cinematografico brasiliano rimarrà indelebile, continuando a ispirare generazioni di cineasti e appassionati.