Durante la conferenza stampa della Mostra Internazionale del Cinema di Venezia, Maggie Gyllenhaal, presidente della giuria del Concorso internazionale, ha affrontato il tema della scarsa presenza di cineaste in gara per il Leone d’Oro. Solo due donne sono in concorso quest’anno, un numero significativamente inferiore rispetto alle sei dell’anno precedente. Gyllenhaal ha esordito con una battuta per sdrammatizzare, ma ha poi sottolineato un problema serio: “C’è un problema sistemico”.
La regista ha evidenziato che le donne affrontano maggiori difficoltà nel ricevere finanziamenti per i loro film e che i temi che trattano, spesso influenzati da esperienze di vita diverse, non sono sempre considerati di alto valore artistico. “Chi decide cosa è buono? Chi decide cosa ha valore?” ha chiesto, ponendo interrogativi sulla soggettività delle valutazioni artistiche.
Alberto Barbera, direttore della Mostra, ha risposto che nel processo di selezione non esiste pregiudizio su forma o contenuto, ma solo sulla qualità del film. Tuttavia, Gyllenhaal ha ribadito che c’è confusione su ciò che viene valorizzato e che le donne hanno avuto poche opportunità storicamente di girare film, suggerendo che ci vorrà tempo per cambiare questa percezione.
In un contesto di conflitti globali, Gyllenhaal ha anche riflettuto sull’importanza del cinema come mezzo per sviluppare empatia. “Il cinema offre l’opportunità di trovare l’empatia dentro di noi”, ha affermato, sottolineando che ogni storia, anche quelle più oscure, merita di essere raccontata. Ha concluso affermando che i film, se offrono uno sguardo onesto sull’esperienza altrui, sono inevitabilmente politici.
Gyllenhaal ha condiviso anche un pezzo della sua carriera, rivelando di aver sempre sentito di essere una regista, anche se non vedeva molte donne nel suo campo. Ha citato figure ispiratrici come Gena Rowlands e Ingrid Bergman, ma ha anche riconosciuto che il suo percorso l’ha portata a scoprire che il lavoro di attrice non era quello giusto per lei.

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