Il direttore artistico della Mostra del Cinema di Venezia, Alberto Barbera, ha descritto il documentario Naza, diretto da Yuval Abraham e Rachel Szor, come un’opera “politicamente dirompente e cinematograficamente estremamente interessante”. Questo film, che è stato inserito in concorso all’ultimo minuto, si distingue per la sua struttura innovativa, composta da interviste che, pur essendo il fulcro del racconto, sono arricchite da invenzioni di regia e da una messa in scena sorprendente.

Barbera ha sottolineato l’importanza delle testimonianze presentate nel film, che sono state raccolte grazie al lavoro di un team di reporter del Guardian. Questi giornalisti hanno impiegato tre anni per convincere ufficiali dell’intelligence e dell’esercito israeliano a raccontare la loro esperienza durante l’invasione di Gaza. Le dichiarazioni raccolte sono descritte come “scioccanti e certificate”, evidenziando la gravità della situazione e il contesto in cui si svolgono gli eventi narrati.

Il documentario è stato girato di notte sui tetti di Tel Aviv e si propone di rivelare i sistemi che hanno portato alla “calcolata uccisione di massa di civili palestinesi”. Questo aspetto del film lo rende particolarmente rilevante in un momento in cui il conflitto israelo-palestinese continua a suscitare dibattiti e controversie a livello globale.

In merito alle misure di sicurezza attuate per la proiezione di Naza, Barbera ha affermato che la prefettura sta seguendo le procedure abituali, senza mostrare preoccupazioni particolari. Ogni anno, infatti, viene richiesta una lista dei film con soggetti sensibili, ma la situazione attuale non sembra destare allerta tra le autorità locali.

Con Naza, il pubblico avrà l’opportunità di confrontarsi con una narrazione che sfida le convenzioni e invita a riflettere su temi complessi e attuali, rendendo il film un’opera di grande importanza nel panorama cinematografico contemporaneo.