Dopo tre anni, l’artista romana torna con un album che unisce radici soul e approccio contemporaneo, in un percorso di rinnovamento e verità.

Il 7 novembre 2025 segna un nuovo capitolo per Giorgia: con G (pubblicato a quasi tre anni di distanza dal precedente lavoro Blu di febbraio 2023) l’artista ha scelto di tornare al centro della propria musica, con la consapevolezza di chi ha vissuto e ha ancora voglia di raccontare. Come lei stessa ha affermato, un album che significa tante cose, e che arriva dopo una carriera che ha superato la boa dei trent’anni. Tanta strada è passata da quell’esordio sanremese del 1994 con “E poi“, che la consacrò come una delle voci simbolo di fine millennio, capace di rinnovarsi restando uguale a se stessa, e di sublimare quella voce incredibile che ancora oggi è il suo biglietto da visita decisamente unico. “La G è una lettera circolare”, ha dichiarato in una recente intervista a proposito del titolo scelto per il suo nuovo disco. “Circolare come la vita. e poi la G è anche un modo per dire grazie. A chi mi segue da sempre, e soprattutto alla vita“. La particolarità di questo nuovo lavoro è che Giorgia sceglie di mettere la sua voce al servizio di autori più giovani. Così facendo apre la propria vocalità e la propria scrittura a nuove sollecitazioni, pur mantenendo quel tratto distintivo che la contraddistingue da sempre: l’emozione autentica, la cura del fraseggio, l’interpretazione.

Analizzando il disco traccia dopo traccia, si parte da La cura per me, il brano scritto con Riccardo Fabbriconi Michele Zocca che a Sanremo 2025 ha raccolto pieni successi di pubblico e critica. Sul piano lirico, nella canzone scritta da Giorgia con Davide Petrella (Tropico), Edoardo D’Erme (Calcutta) Gaetano Scognamiglio domina la metafora della guarigione e dell’affidarsi: “Solo tu sei la cura per me / Tutto passa / Ma scordarti non so ancora come si faccia“. Il timbro vocale è caldo, l’arrangiamento tende al soul-pop classico con una produzione decisamente elegante, che diverte e stimola anche nella versione in duetto con Blanco inserita come traccia finale del disco.

Golpeè il singolo uscito il 26 settembre che sta ancora spopolando nelle radio e in streaming. Scritto da Tropico e Calcutta, è accompagnato da una musicalità decisamente orecchiabile, ha un testo rivela una tensione sin dalla prima strofa: “Mi hai preso il cuore e me lo hai messo in gola / Mi hai detto: non fa niente, non dire una parola”. Qui l’artista si mostra vulnerabile ma ferma: l’amore ha avuto un impatto rivoluzionario che colpisce il suo io interiore. La produzione di Dardust e Calcutta conferisce alla melodia un profilo contemporaneo senza tradire l’immediatezza della ballata pop. Particolarmente cinematografico il video diretto da Emanuel Lo, compagno dell’artista.

In Tra le lune e le dunesi nota un’apertura a un linguaggio più atmosferico: immagini celesti e terrestri si mescolano, e l’arrangiamento gioca con archi leggeri e sintetizzatori discreti. La lirica porta lo sguardo verso l’orizzonte emotivo: la luna, la duna, il cambiamento. Giorgia mantiene il tono interpretativo ma ricerca un respiro più vasto. “Carillonè invece un momento più introspettivo: la metafora del carillon richiama la nostalgia, il tempo che gira, i meccanismi che ci riportano sempre a un punto di partenza. Musicalmente, l’arrangiamento è sobrio, lasciando spazio alla voce che scandisce i versi con delicatezza ma anche con fermezza. “Corpi celestiè il brano in cui il pop si eleva a brano dall’afflato più ampio, aiutato da tema e sonorità maggiormente cinematiche. Il testo parla di cadere, di lasciar andare: la voce dice “cadere all’indietro / buttare tutte le certezze che avevo“, mentre lo spettro sonoro si allarga in archi e sintetizzatori che sono al posto giusto e la ritmica pulsa appena, come un cuore sospeso tra ballad e sound orchestrale.

Paradossaledisegna un impianto lirico in cui l’amore, l’identità e la contraddizione giocano ad armi pari su una scacchiera emozionale. Per Giorgia questo pezzo sembra scritto “da qualcuno che ha vissuto tantissime relazioni e ha imparato tanto“. Alla voce spetta la piena responsabilità del racconto, interagendo con un arrangiamento misurato e mai ridondante. Rifare tuttoporta in sè la voglia di rinascere e ripartire su binari nuovi. Il mood è più deciso, sostenuto da una linea melodica che cresce e da un testo che non si nasconde dietro l’evanescenza: il “rifare tutto” è una dichiarazione in piena regola, con Giorgia che affronta forma e messaggio animata da uno spirito guida in perfetta forma.

Sabbie mobili è sicuramente tra i momenti più riusciti dell’album. Il titolo evoca immobilità e pericolo, ma anche sollievo nel riconoscere il rischio e muoversi. Musicalmente, l’arrangiamento tende al minimalismo contemporaneo: la voce è in primo piano, gli strumenti accompagnano senza sovrastare. Il concetto lirico è forte: “Sprofondo piano ma non voglio più restare giù“. Con  “L’unica– scritta daAlessandro La Cava, Federica Abbate, Francesco Catitti e Nicola Lazzarin e pubblicata come singolo il 20 giugno 2025 – siamo invece dalle parti del mondo radio, fatto di pop raffinato che si lascia ascoltare con piacere. Qui l’energia cresce, il ritornello è immediato, la produzione avvolgente. Il testo riflette sul valore dell’unicità in un mondo complesso, senza perdere la cifra emotiva del disco.

Odio corrispostoè senz’altro un brano coraggioso sia per la tematica affrontata (relazione sentimentale che ondeggia tra l’adorazione del partner e la sua repulsione più profonda) che per l’arrangiamento ricco di artifici musicali che portano finanche all’autotune, per offrire alla canzone una sfumatura interpretativa inedita ma non inadatta. Perfettamente calzante l’interpretazione di Giorgia, che mostra piena padronanza dei propri mezzi. Con Niente di male – primo estratto dal disco, pubblicato come singolo il 18 ottobre 2024 – si torna su registri più intimi e pacati, in un brano in cui si riflette sulle proprie fragilità, sull’accettazione, su quel “niente di male” che possiamo dirci per essere noi stessi. L’arrangiamento è discreto, l’atmosfera rarefatta, la voce calda.

Come anticipato, il disco si chiude con La cura per menella versione in duetto con Blanco, con una scelta quasi speculare rispetto all’apertura, che sa di inclusione generazionale e dialogo tra mondi musicali diversi. L’inizio è affidato al solo Blanco, che canta anche il primo inciso. Giorgia entra dalla seconda strofa e poi le voci di entrambi si uniscono nel secondo inciso, dall’interpretazione particolarmente toccante.

In conclusione, G è un lavoro che conferma la statura artistica di Giorgia: non un’opera grandiosa nella forma o nell’innovazione radicale, ma un disco equilibrato, sentito e coerente con la storia e con la maturità dell’artista romana. I punti di forza emergono ovviamente nell’interpretazione, ma anche nelle collaborazioni ben calibrate e nella capacità di coniugare la tradizione con un linguaggio musicale contemporaneo. Allo stesso tempo, la varietà stilistica – da ballata soul a pop moderno, da momenti orchestrali a leggere concessioni all’elettronica – implicherebbe un rischio di dispersione; tuttavia l’album mantiene, complessivamente, una sua coerenza emotiva.
In definitiva, questo non è un album da “rischiare tutto”, ma da “tenere saldo”: Giorgia riparte da sé, dalla propria essenza (la “G”), e lo fa con la dignità dell’artista che non deve dimostrare nulla e decide di raccontarsi ancora. L’artista romana, consapevole della propria maturità artistica, che le ha permesso anche di sperimentare nuove forme di intrattenimento, dal cinema (Scordato di e con Rocco Papaleo) alla televisione (X Factor su Sky), guarda avanti e accoglie il confronto con colleghi più giovani come una sfida a migliorarsi e a crescere, ancora una volta.Per chi l’ha seguita per anni è una conferma; per chi la scopre ora, forse una piacevole sorpresa.

GIORGIA, G, Sony Music. 2025.

Di Luigi Caputo

Idealista e visionario, ama l'arte come la vita, con disincanto, sogno e poesia...