Il 20° Festival Internazionale di Danza Contemporanea della Biennale di Venezia, diretto dal coreografo britannico Sir Wayne McGregor, si apre il 17 luglio con un tema audace: Time Does Not Exist. Questo festival si propone di esplorare la nozione di tempo attraverso le opere di artisti e compagnie che affrontano questioni di memoria, identità ed esistenza, invitando il pubblico a riflettere sul proprio legame con la vita.
La serata inaugurale presenta due opere significative: Fampitaha, fampita, fampit?na della coreografa Soa Ratsifandrihana e Five Days in the Sun di Emanuel Gat. Entrambi gli spettacoli saranno replicati il 19 luglio.
Fampitaha, fampita, fampit?na, in scena al Teatro alle Tese alle ore 18.00, è un lavoro che riflette sulle storie di origini e migrazioni, utilizzando diversi media per raccontare esperienze di identità plurime e frammentate. Soa Ratsifandrihana, danzatrice e coreografa franco-malgascia, sottolinea l’importanza della narrazione: “I nostri corpi, proprio come le nostre parole, portano storie, e non importa come le comunichiamo, queste storie devono essere raccontate”. Il titolo dell’opera, che in malgascio significa confronto, trasmissione e rivalità, richiama tradizioni danzanti del XIX secolo e si avvale di un linguaggio coreografico che riattiva memorie precoloniali attraverso la danza.
In scena, tre danzatori – Audrey Merilus, Stanley Ollivier e Elsy Robert – insieme al polistrumentista Joel Rabesolo, si confrontano e si liberano dalle imposizioni culturali, creando un dialogo vibrante tra le loro esperienze e le tradizioni malgasce e caraibiche.
Alle ore 21.00, al Teatro Malibran, è la volta di Five Days in the Sun di Emanuel Gat, un coreografo di spicco della danza israeliana. Quest’opera, ispirata alla quinta sinfonia di Mahler, si articola in cinque quadri coreografici, ognuno dei quali rappresenta un movimento sinfonico. Gat, noto per le sue linee coreografiche pure e per la sua capacità di modellare il movimento sulla musica, esplora un ampio spettro di emozioni, dall’oscurità alla luce, dalla disperazione alla gioia, affrontando temi universali come l’amore e la trasformazione.
Gat, attivo dal 1994 e vincitore di numerosi premi, tra cui un Bessie nel 2006, sottolinea l’importanza della danza come forma di esperienza umana autentica in un’epoca di crescente digitalizzazione. “La coreografia è trasformare l’energia umana in materia artistica attraverso persone reali, in tempo reale nello spazio reale”, afferma Gat, evidenziando il valore di un’esperienza condivisa.
Il programma del festival include anche l’installazione filmica Life Lines, visibile dalle ore 11.00 alle 20.00 presso la Sala d’Armi E all’Arsenale. I biglietti possono essere acquistati online o presso i punti vendita della Biennale.
Con questa inaugurazione, la Biennale Danza si propone non solo come un evento di spettacolo, ma come un’importante piattaforma di riflessione culturale e artistica, capace di unire diverse tradizioni e storie attraverso il linguaggio universale della danza.
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