Il regista greco-albanese Mario Banushi ha ricevuto il Leone d’argento alla Biennale Teatro 2026 per la sua opera Romance familiare – A trilogy, un progetto che esplora temi profondi come la vita, la morte e l’elaborazione del dolore attraverso un linguaggio visivo e simbolico. La trilogia, presentata a Venezia, si distingue per la sua capacità di evocare emozioni senza l’uso di parole, richiamando alla mente il teatro immagine dell’avanguardia romana degli anni ’70, ma con una forza espressiva unica.

Banushi, nato in una famiglia albanese e cresciuto in Grecia, trae ispirazione dalla sua autobiografia familiare, raccontando storie di fuga, naufragi e discriminazioni. In occasione della premiazione, ha condiviso la sua esperienza personale, evidenziando il dolore del distacco e la frattura identitaria causata dalla lingua, che lo ha portato a comunicare attraverso gesti e azioni cariche di significato.

La trilogia si compone di tre atti: Ragada, Goodbye, Lindita e Taverna Miresia. In Ragada, che significa ‘smagliatura’, si esplora il tema della nascita; Goodbye, Lindita affronta il lutto e l’assenza; mentre Taverna Miresia si concentra sull’elaborazione del dolore per la morte di un padre. Ogni atto utilizza gesti quotidiani, come passare l’aspirapolvere o lavarsi, per rappresentare una normalità stridente in un contesto di sofferenza.

Il dolore emerge come tema centrale, ma è accompagnato da segnali di vita che ribadiscono la permanenza oltre la morte. In Ragada, la farina e il pane simboleggiano la maternità e il nutrimento; in Goodbye, Lindita, l’acqua e i riti funebri balcanici rappresentano la vitalità e il ricordo; in Taverna Miresia, il gesto di lavarsi diventa un atto di elaborazione del lutto. La nudità e gli spogliarsi dei personaggi richiamano l’essenza umana, suggerendo che i lutti non sono mai definitivi, ma piuttosto passaggi verso una nuova esistenza.

La rappresentazione veneziana della trilogia, realizzata in un’abitazione piuttosto che in un teatro, ha reso l’esperienza ancora più intima e coinvolgente. Banushi, insieme a un cast di attori come Rita Litou e Katerina Kristo, ha saputo mantenere un alto livello di intensità emotiva, bilanciando autobiografia e invenzione simbolica. La risposta del pubblico è stata calorosa, testimoniando l’impatto profondo di questa opera che invita a riflettere sulla memoria e sull’identità.

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