Un recente leak ha rivelato che il Madison Square Garden di New York, uno dei luoghi più iconici per concerti e eventi sportivi, avrebbe mantenuto un database contenente informazioni sensibili sui suoi ospiti. Secondo quanto riportato, il database includeva dettagli come l’orientamento sessuale, l’identità razziale e i livelli di “rischio” associati a quasi 40.000 voci, tra cui musicisti, attori, politici, atleti e imprenditori.

Questa notizia è emersa grazie a ShinyHunters, un collettivo di hacker, e successivamente ripresa da testate come 404 Media e Wired. Tra le celebrità annotate nel database figurano nomi noti come Phoebe Bridgers, Ricky Martin ed Emily Green dei Geese, etichettati come parte della comunità LGBTQIA.

Un aspetto particolarmente inquietante è la classificazione delle persone in base al loro livello di “rischio”, che può essere alto, medio o basso. Secondo una fonte citata da Wired, il termine “a rischio” si riferisce a individui che hanno compiuto azioni, anche sui social media, che hanno attirato l’attenzione di “persone sbagliate”. Questa pratica solleva interrogativi etici e legali riguardo alla privacy e alla sicurezza degli ospiti.

In passato, il Madison Square Garden è stato già criticato per l’uso del riconoscimento facciale, una tecnologia impiegata per identificare e allontanare persone non gradite. Queste pratiche hanno suscitato preoccupazioni tra attivisti e difensori dei diritti civili, che vedono in esse una violazione della privacy e un potenziale strumento di discriminazione.

La rivelazione di questo database non solo mette in luce le politiche interne di una delle strutture più celebri al mondo, ma solleva anche domande più ampie sulla sorveglianza e il trattamento delle informazioni personali nel contesto degli eventi pubblici. La questione è di particolare rilevanza in un’epoca in cui la privacy è sempre più minacciata e le tecnologie di riconoscimento facciale sono sempre più diffuse.