Il nuovo film di Ginevra Elkann, Le rose di Marrakech, si presenta come un’opera ricca di poesia e memoria, ambientata in un giardino marocchino che diventa un rifugio dalla solitudine e dal caos esterno. La protagonista, Isabelle, interpretata da Fanny Ardant, è una donna anziana e malata, circondata da una servitù devota e da un giardino fiorito, simbolo di bellezza e ordine.

Isabelle vive in una vera e propria gabbia dorata, lontana dai legami familiari che si sono affievoliti nel tempo. La sua unica compagnia è Leila, la governante interpretata da Nisrin Erradi, che si prende cura di lei e del giardino, mentre il capo giardiniere Yusef, interpretato da Ahmed Hammoud, contribuisce a mantenere l’armonia del luogo. Tuttavia, l’arrivo di nuove responsabilità per Leila inizia a minacciare la tranquillità di questo paradiso.

Fanny Ardant descrive il suo personaggio come una donna che ha scelto di vivere nella bellezza, ma che non può ignorare la sua ambiguità emotiva. “Amo le persone che cercano il distacco, che non vogliono più far parte del bel mondo, ma che allo stesso tempo creano bellezza”, afferma l’attrice, sottolineando l’importanza della bellezza come forma di consolazione.

La regista Ginevra Elkann rivela che il film è nato dall’elaborazione del lutto per la perdita della nonna, legata a quel giardino. “Pensavo che, raccontando questo luogo, l’avrei ritrovata”, spiega. La scrittura ha permesso ai personaggi di evolversi, trasformandosi in entità autonome, grazie anche all’interpretazione di Ardant, che ha portato la sua sensibilità nel ruolo.

Il film, prodotto da Asmara Films in collaborazione con Rai Cinema e distribuito in Italia da Lucky Red, si distingue per la sua attenzione ai dettagli, come sottolineato dalla frase cult: “I dettagli sono importanti, è ciò che distingue la civiltà dal caos”. Le rose di Marrakech si preannuncia come un’opera che invita a riflettere sulla bellezza e sulla solitudine, elementi centrali nella vita di Isabelle.