Musicista ma ancor prima grafico e videomaker, tramite la propria arte il milanese Stefano Meneghetti ha voluto rendere omaggio al capolavoro di Charles Le Corbusier. Il complesso della “Città Radiosa” che, nel 1952, a Marsiglia prese forma dal progetto visionario dell’architetto naturalizzato francese, è stato rivissuto in musica e in letteratura grazie a un album e a un libro. Due opere entrambe poliedriche: il primo realizzato a più mani e il secondo che raccoglie contributi di affermati professionisti e artisti. Tutti accomunati dall’ammirazione verso Le Corbusier e d’accordo nel vedere oltre la forma architettonica in sé. Così come egli stesso fece, esplorando altre forme artistiche quali la scultura e la pittura, gli autori coinvolti da Meneghetti tuttora concordano con il principio base di quest’ultimo: “Le geometrie architettoniche, i chiaroscuri e la materia umana realizzano vere e proprie scenografie, atti unici di vite singolari“.

Perché, come Le Corbusier colse e tradusse, tuttora è affascinante e singolare immaginare come in un qualsiasi complesso condominiale gli abitanti compiano gli stessi gesti anche simultaneamente, e vivano le stesse situazioni quotidiane. Ed è affascinante che ciò sia stato tradotto in un edificio sì di genere architettonico brutalista, ma colto nella sua essenza umana tanto da dotarlo di piscina e scuola materna. Essenza ancora più colta nell’album e fatta emergere da compositori, musicisti e direttori di orchestra a loro volta orchestrati da Meneghetti come un regista d’opera. Ma anche coordinatore antologico di importanti contributi scritti in proposito da autori sia italiani sia stranieri, scelti tra docenti e professionisti specifici in materia.

Si tratta di contributi originali come pure di traduzioni fatte da opere altrui, in ogni caso riportando in calce al libro la biografia di ciascun autore. Lo spirito è ben espresso in particolare dal contributo dell’architetto Paolo Bornello e dal significativo titolo  “Architettura = composizione = musica”: “[…] In altre parole, la grande architettura come la grande musica è accompagnata dalla volontà demiurgica di dare ordine e risposta al caos. Il perché poi attiene alle proprie motivazioni personali e alle condizioni storiche”.

Meneghetti ha poi il proprio spazio alla fine del libro, ricostruendo nell’intervista a lui dedicata l’esegesi delle due opere e il suo percorso professionale. E nella quale ritorna al concetto trasversale, a lui caro, di interconnessione tra le arti: “Sono persuaso che chiunque voglia esprimersi in un’attività creativa deve cominciare a cogliere l’essenza delle altre forme d’arte senza fermarsi unicamente alla propria”.

La successione di fotografie, che documentano la creatività che ha generato l’album, è la prova della concretizzazione di questa estetica.