Gli eroi son tutti giovani e belli, diceva il poeta. Nel paradiso verde dell’arte pedatoria, sei stato un eroe normale. Nessuno ti avrebbe dato un’altra chance. Nessuno, tranne Enzo Bearzot, che ti volle in Spagna in quell’estate bollente che fece impazzire tutta Italia, e ti rese indimenticabile. La tua è stata la favola di una fenice che rinasce dalle ceneri. Nel 1978 eri l’attaccante più promettente della Nazionale italiana di calcio, e già ai Mondiali in Argentina avevi dato prova del tuo indiscutibile talento. Dopo lo scandalo del calcio scommesse scoppiato all’improvviso in una domenica di marzo del 1980 e alimentato dalla calunnia e dalla maldicenza, hai preferito allenarti in silenzio, per due anni, e poi ripartire nel modo migliore, con un gol. Tutti ricordano il 5 luglio 1982, ma io preferisco ricordare anche il 2 maggio di quello stesso anno, quando rientrasti in campo dopo due anni e firmasti un gol dei tuoi, su colpo di testa, che contribuì al successo della Juve a Udine, in quel 5-1 che fece pregustare lo scudetto, il ventesimo, che sarebbe arrivato da lì a poco. Sei stato un eroe dal fisico fragile, dal sorriso gentile, ma dal guizzo improvviso. Gol di rapina, dicevano. Gol d’astuzia, piuttosto.
E poi, scolpito nella memoria collettiva, quel cinque luglio ottantadue al Sarria di Barcellona, quell’impresa titanica al Mundial di Spagna che ti avrebbe consacrato per sempre. Il piccolo Davide in maglia azzurra che distrugge il Golia verdeoro ubriacandolo con i colpi migliori della tua arte pedatoria, che resero giustizia a una squadra di grandi professionisti ed eterni campioni, tuttora amici e tuttora in contatto in una chat Whatsapp. Dopo quattro prestazioni opache, tre gol al Brasile, poi due alla Polonia e uno alla Germania, e la strada spianata verso la Coppa del Mondo, il titolo di capocannoniere e miglior giocatore del torneo e il Pallone d’Oro.
Paolo Rossi da Prato, eri uno dei ragazzi di Bearzot: non sei stato un calciatore, ma un romanzo. Grazie, eroe. Grazie Pablito. Grazie, bravo ragazzo del cinquantasei. Grazie per quel calcio semplice, fatto di persone normali che diventano eroi su un prato verde, per tornare poi a essere discreti eroi del quotidiano, senza clamori né gossip, senza divismi né plateali cadute di stile. Grazie per aver reso concreti i sogni di un ragazzino di undici anni e dell’Italia intera che, almeno per qualche giorno, è stata davvero una e una sola. Grazie per averci regalato un po’ di felicità. Salutaci Gaetano…