Durante la cerimonia di premiazione del Womenlands Excellence Award 2026, tenutasi a Roma nell’ambito del festival Alice nella città, Susan Sarandon ha condiviso le sue riflessioni sull’attuale situazione politica negli Stati Uniti, definendo il governo come “infettato da mascolinità tossica”. L’attrice, che ha recentemente compiuto 80 anni, ha accolto i giornalisti con un sorriso e un lungo abito rosso, sottolineando l’importanza dell’autenticità e della gentilezza nel suo impegno sociale.

Nel corso dell’incontro, Sarandon ha parlato della sua partecipazione attiva a questioni sociali, in particolare riguardo agli attacchi di Israele contro i palestinesi, che l’hanno portata a essere ostracizzata da Hollywood. Ha recentemente partecipato a una manifestazione per Gaza davanti all’Onu, dove è stata arrestata. “Non è importante quello che è successo a me, ma il fatto che, nonostante il cessate il fuoco, migliaia di persone continuino a essere uccise a Gaza”, ha dichiarato, evidenziando la gravità della situazione.

In un momento di particolare intensità, ha anche commentato l’annuncio del Segretario alla Difesa Hegseth riguardo alla trasmissione in streaming di un’esecuzione della condanna a morte, definendolo un esempio della mancanza di moralità del governo americano. “Questo annuncio ha avviato un dibattito sulla pena di morte, ma sottolinea anche la depravazione di questa amministrazione”, ha aggiunto Sarandon.

Oltre al suo attivismo, l’attrice ha presentato il film The Accompanist, in arrivo dal primo dicembre su Sky e su diverse piattaforme digitali. Il film racconta la storia di Emily, una bambina che vive con il nonno, sempre più assente, e viene affidata a Sylvia, interpretata da Sarandon, una donna segnata da un lutto traumatico. “Questo è un personaggio che non avevo mai fatto prima”, ha dichiarato l’attrice, esprimendo la sua emozione nel tornare a un ruolo da protagonista.

Durante la masterclass, Sarandon ha toccato temi personali legati al rapporto madre-figlia, rivelando che anche lei ha una figlia e che affrontare tali dinamiche l’ha portata a riflettere sui propri sensi di colpa come madre. “Sia mia madre che la madre di Aubrey Plaza sono cresciute in affidamento”, ha concluso, aggiungendo un ulteriore legame personale alla storia del film.