Secondo l’Enciclopedia del Cinema Treccani, Tinto Brass è descritto come un “demolitore di tabù sociali e precursore della liberazione sessuale”. La sua carriera è stata caratterizzata da film provocatori e visivamente accattivanti, capaci di suscitare clamore e scandalo, contribuendo a rendere popolare l’erotismo nel cinema italiano.

Il suo esordio, In capo al mondo (1963), inizialmente intitolato Chi lavora è perduto, ha ricevuto un’accoglienza entusiastica alla Mostra del Cinema di Venezia. Questo film, descritto dal critico Lorenzo Codelli come iconoclasta e irriverente, ha messo in luce la crisi di valori della generazione antifascista e della Resistenza, affrontando fin da subito le censure che Brass avrebbe continuato a combattere nel corso della sua carriera.

Brass ha segnato una svolta nel cinema erotico con opere come Salon Kitty (1976) e Caligola (1979, uscito nel 1984), ma è con La chiave (1983), un libero adattamento di un romanzo di Tanizaki Jun᾽ichirō, che ha inaugurato una nuova fase della sua filmografia. Da questo punto in poi, il regista ha focalizzato la sua attenzione sul percorso di liberazione sessuale di personaggi femminili sempre più disinibiti, come la borghese insoddisfatta di La chiave, la locandiera di Miranda (1985), e la gioiosa prostituta di Paprika (1990).

La sua opera ha avuto un impatto significativo sulla rappresentazione della sessualità nel cinema, contribuendo a una maggiore libertà espressiva e a una visione più aperta delle relazioni interpersonali. Tinto Brass rimane una figura controversa e affascinante, il cui lavoro continua a stimolare dibattiti e riflessioni sulla sessualità e sull’erotismo nel cinema contemporaneo.