Per un artista, mettersi in gioco dovrebbe essere all’ordine del giorno. Questo perché un vero artista dovrebbe comportarsi in base all’istinto e non badare mai alle conseguenze di ciò che fa. Ecco perché la notizia di una collaborazione tra due artisti dovrebbe essere salutata unanimemente come un bel segnale di intesa tra due colleghi desiderosi di sperimentare nuove forme con le quali proporsi al pubblico. Storicamente, Francesco De Gregori è stato sempre un artista amante delle collaborazioni. Ne ha fatte tante, e proprio sulle collaborazioni ha voluto far crescere e consolidare la propria lunghissima e ammiratissima carriera. Prima gli esordi con Antonello Venditti, con la pubblicazione di un disco (Theorius campus, del 1972) suonato e cantato a quattro mani. Poi l’intesa con Fabrizio De Andrè, che nel 1975 portò a un album capolavoro come Volume VIII nel quale le influenze del giovane cantautore romano aiutarono il più maturo collega genovese a sdoganarsi da una certa linea già percorsa per attraversare un nuovo ermetismo figlio della contestazione post-sessantottina. Quindi, nel 1979, Banana Republic, con Lucio Dalla, un tour negli stadi che restò nella memoria grazie anche al disco live che ne seguì. Poi, passato qualche anno, nel 2003, un altro tour, stavolta con Pino Daniele, Fiorella Mannoia e Ron, in cui le suggestioni tratte dalle rispettive discografie fecero da cassa di risonanza forse un po’ furba per attrarre pubblico ai concerti. E, più recentemente, l’esperimento di una ritrovata collaborazione artistica con Venditti, figlia della nostalgia e magari anche della voglia di raschiare il fondo del barile. Ma la gente ci acclamava e questo è l’importante: nello showbiz è così, per cui ha ragione sempre chi vince, e i numeri fatti registrare negli stadi hanno fatto vincere anche questo esperimento.
Le doverose premesse erano inevitabili prima di commentare una ‘cosa’ come Pastiche, disco uscito il 12 aprile 2024 come frutto della collaborazione tra De Gregori e Checco Zalone, il primo alla voce e il secondo al pianoforte. Sì, avete letto bene. Proprio tra il Principe dei cantautori, attraversato per decenni da un’aura di serietà e riservatezza, e il re della comicità demenziale, divenuto Mida del botteghino per gli incassi stratosferici dei suoi film. Nessuna barzelletta, però, nessuno sketch. Il disco contiene un inedito, “Giusto o sbagliato“, e raccoglie una serie di reinterpretazioni di brani di De Gregori già pubblicati uniti ad altri che fanno parte del repertorio di altri artisti: si va da “Buonanotte fiorellino” a “Rimmel“, da “Pezzi di vetro” ad “Atlantide“, da “Ciao ciao” a “Falso movimento“, in un excursus ideale della discografia degregoriana che varia da brani di successo ad altri commercialmente meno fortunati. E poi c’è spazio per gli omaggi ai colleghi: al Pino Daniele di “Putesse essere allero“, al Paolo Conte di “Pittori della domenica“, al Venditti di “Le cose della vita“.
Un disco poco inquadrabile, specie se si considera che la tracklist del lavoro (la cui copertina omaggia Renato Carosone) contiene anche “La prima repubblica” e “Alejandro“, del repertorio zaloniano, e “Storia di Pinocchio“, che recupera la vecchia canzone con musica di Fiorenzo Carpi a corredo della rivisitazione televisiva del capolavoro collodiano con Nino Manfredi nei panni di Geppetto. Ecco, queste sono le cose che meno ci convincono, forse perché non siamo abituati a sorridere con la voce di De Gregori, e forse anche perché la stessa appare addirittura fuori sincrono in tracce che, se fossero state affidate al solo Zalone, sarebbero state perfette. Per il resto, la scelta di vestire i brani con un arrangiamento decisamente leggero ma di qualità – suonato, oltre che da Zalone al piano, anche da Primiano Di Biase (hammond), Gabriele Evangelista (contrabbasso), Paolo Giovenchi (chitarra e banjo), Bernardo Guerra (batteria), Guido Guglielminetti (basso), Simone Talone (batteria), Ezio De Rosa (trombone), Massimiliano Filosi (sax tenore e baritono) e Sergio Vitale (tromba), con il supporto di Francesca La Colla ai cori – è alquanto premiante. I brani suonano di una malinconia elegante, senz’altro d’antan, e regalano la giusta atmosfera a chi la cerca in un disco così. Era necessario? L’inedito “Giusto o sbagliato” può chiarire forse più di tutti l’inutilità di questa domanda. Tra le note percepiamo un De Gregori certamente invecchiato, la cui voce si spinge tra le incertezze dell’età per rivestirsi della saggezza del disincanto. E a un poeta disincantato chiedere se qualcosa sia giusta o sbagliata è pura idiozia. Percio prendiamo questo Pastiche come un divertissment del quale non sentivamo l’esigenza, ma che, pur se non necessario, si fa piacere.
De Gregori e Zalone saranno in concerto alle Terme di Caracalla di Roma il 5 e il 9 giugno prossimi.
Francesco De Gregori, Checco Zalone, PASTICHE, 2024.
Idealista e visionario, ama l’arte come la vita, con disincanto, sogno e poesia…
Più letti del mese
I contenuti che stanno attirando più lettori negli ultimi giorni.
- Sam Reid racconta il finale di ‘The Vampire Lestat’ e le sfide del suo rock star 22 Luglio 2026
- Odissea: Nolan smonta il mito di Ulisse. Da eroe a uomo 2 Agosto 2026
- Eric Rohmer: i film più belli 25 Marzo 2020
- MPB: Henri Salvador do Brasil, omaggio a un mito 6 Agosto 2026
- Nino Manfredi: i 10 migliori film 22 Marzo 2021