Durante il Festival di Giffoni, la scrittrice Dacia Maraini ha affrontato il tema del femminicidio e della violenza di genere, sottolineando l’importanza di un’educazione adeguata fin dalla giovane età. Secondo Maraini, la violenza non può essere controllata attraverso misure punitive come la prigione o i braccialetti elettronici, ma richiede un intervento profondo nell’educazione, specialmente nelle scuole.

Maraini ha affermato che l’educazione deve andare oltre la semplice educazione sessuale, includendo un insegnamento che promuova la comprensione e il rispetto per l’altro. “Il sesso non è separato dai sentimenti e dalla sensibilità”, ha dichiarato, evidenziando come la violenza, sia essa sessuale, economica o di guerra, derivi dalla mancanza di conoscenza e comprensione dell’altro.

Riflettendo sulla questione del femminicidio, Maraini ha descritto questo fenomeno come una forma di regressione culturale, sottolineando che non è legato alla natura maschile, ma piuttosto a una storicità di legittimazione della violenza contro le donne. Ha ricordato che per secoli, in diverse culture, l’omicidio di una donna era visto come un atto giustificabile, e ha esortato a considerare la questione da una prospettiva culturale e storica.

La scrittrice ha anche messo in evidenza come alcuni uomini possano percepire la propria virilità come un possesso sulla donna, portandoli a reazioni estreme quando si sentono minacciati dalla sua autonomia. “Non esiste il possesso”, ha ribadito, sottolineando che la vera tragedia non è solo per la vittima, ma anche per l’autore del delitto, che perde tutto, inclusa la propria famiglia.

Maraini ha concluso il suo intervento esprimendo la speranza che le nuove generazioni possano sviluppare una maggiore consapevolezza e rispetto reciproco, affinché la violenza di genere possa essere finalmente sradicata dalla nostra società.