Durante l’evento di Pordenonelegge, lo scrittore Eraldo Affinati ha presentato il suo nuovo libro, ‘Nella palude del padre’, edito da Gramma Feltrinelli. L’opera, che si snoda su 260 pagine, esplora le radici familiari dell’autore, segnate da una storia di sofferenza e resilienza. Affinati racconta di come i suoi genitori, entrambi orfani, abbiano vissuto in un’Italia segnata dal dopoguerra, e di come queste esperienze abbiano influenzato la sua vita e la sua carriera.

Il padre di Affinati, Fortunato, ha perso la madre a soli 15 anni e ha vissuto senza un punto di riferimento, mentre la madre, originaria della Romagna, ha visto il padre partigiano ucciso dai nazifascisti nel 1944. Queste storie di dolore e mancanza hanno segnato profondamente l’infanzia dello scrittore, che ha cercato risposte che i suoi genitori non erano in grado di fornire a causa della loro limitata istruzione. “Chiedevo a mia madre cosa era successo durante la guerra… ma le risposte erano sempre parziali e insoddisfacenti”, ha dichiarato Affinati.

La letteratura, per Affinati, è stata una via di salvezza. “Forse sono diventato scrittore e insegnante per trovare quelle parole di cui avevo sentito il bisogno da piccolo”, ha spiegato. La sua passione per i libri è emersa in un contesto familiare privo di testi, dove ha dovuto cercare autonomamente le sue letture. Tra i suoi autori preferiti, Affinati cita Tolstoj, Dostoevskij, Fenoglio, Verga e Manzoni, che hanno contribuito a formare la sua “famiglia estetica ideale”.

Il libro non è solo un’autobiografia, ma anche un tentativo di risarcimento per le ferite del passato. Affinati sottolinea il legame tra la sua esperienza e quella dei ragazzi che oggi insegna, in particolare i minori non accompagnati e i migranti. “C’è un rapporto strettissimo tra la condizione dei ragazzi a cui insegno e mio padre, che a 15 anni aveva perso tutto”. La narrazione si arricchisce di storie contemporanee, come quella di una bambina ucraina e di detenuti russi, che riflettono le risonanze paterne e le difficoltà di oggi.

Il titolo del libro, ‘Nella palude del padre’, evoca l’idea di un viaggio attraverso un passato complesso e doloroso. Affinati spiega che la palude rappresenta le difficoltà e i segreti familiari, che spesso rimangono non detti. “La letteratura ci aiuta a uscire da questa oscurità”, afferma, ponendo una domanda fondamentale: “Cosa ci lega: la biologia, il sangue, oppure la cultura?”. La risposta, secondo lo scrittore, è che entrambe le dimensioni contano.

Con ‘Nella palude del padre’, Eraldo Affinati offre una riflessione profonda sulla maternità e paternità, invitando i lettori a confrontarsi con le proprie storie familiari e a trovare nelle parole la chiave per comprendere e superare il passato.