Il secondo romanzo di Jana Karsaiova, intitolato “Io non parlo russo”, pubblicato da Feltrinelli, rappresenta un’importante riflessione sul tema dell’identità e del ritorno alle radici. Dopo il successo del suo romanzo d’esordio, “Divorzio di velluto”, finalista al Premio Strega, Karsaiova torna a esplorare le complessità della sua eredità culturale e le sfide dell’immigrazione.
La protagonista, Hana, si reca a Bratislava, sua città natale, per seguire le elezioni come inviata di una radio italiana e per votare. Questo viaggio si trasforma in un percorso di reinserimento in una realtà profondamente cambiata, segnata da una crisi economica e da un clima di intolleranza crescente. Hana scopre che suo fratello Martin ha intrapreso una carriera politica populista e filorussa, un fatto che la costringe a confrontarsi con le sue origini e con le sue scelte di vita.
Il romanzo si snoda attraverso una narrazione che intreccia il passato di Hana, le sue esperienze come immigrata in Italia e la situazione attuale della Slovacchia. La scrittrice utilizza una prosa chiara e incisiva per descrivere le difficoltà che Hana ha affrontato, evidenziando il tema della memoria e della cancellazione del passato. La protagonista si ritrova a dover aiutare un immigrato georgiano, Levan, in una situazione di emergenza, riflettendo così sulle ingiustizie e sulle sfide che molti affrontano nel contesto europeo contemporaneo.
Un elemento centrale del romanzo è la ricerca di Tomas, il nipote di Hana, scomparso con una compagna di classe. Questo aspetto della trama non solo arricchisce la narrazione, ma serve anche a mettere in luce le preoccupazioni generali di una generazione che si sente sempre più dislocata e in cerca di un senso di appartenenza. La scrittrice riesce a trasmettere un’inquietudine palpabile, che riflette le tensioni politiche e sociali attuali in Europa.
In “Io non parlo russo”, Karsaiova invita i lettori a riflettere su cosa significhi davvero sentirsi a casa, su come le esperienze di vita possano plasmare la nostra identità e su come, in tempi di crisi, sia fondamentale non tirarsi indietro ma affrontare le sfide con coraggio. Il romanzo si chiude con una nota di speranza, sottolineando l’importanza di continuare a lottare per i propri ideali e per un futuro migliore.
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