Nel 1992 Francesco Baccini decise di raccontare la realtà che osservava attraverso un disco provocatorio e lungimirante al tempo stesso. Era Nomi e cognomi, un lavoro dirompente nel quale attraverso la musica di uno tra i cantautori più originali del momento si faceva satira e si rifletteva su Giulio Andreotti e Renato Curcio, su Celentano, Venditti e Maradona ma anche su personaggi totalmente inventati (uno su tutti, Margherita Baldacci) che attraverso le loro storie un po’ strampalate raccontavano uno spaccato in cui disoccupazione e crisi sociale appartenevano già al presente, anche se forse sembravamo non accorgercene.

A distanza di trentaquattro anni, arriva Nomi e cognomi 2, un disco in cui Baccini torna alla ribalta musicale con uno spaccato dell’Italia del 2026, in cui trionfano superficialità e disincanto, insieme alla paura di un presente incerto che sembra senza speranza. Il primo capitolo di questo lavoro è Tiziano Terzani, brano dedicato al giornalista e scrittore fiorentino che ha attraversato l’Asia raccontandone trasformazioni, conflitti e culture con uno sguardo profondamente personale da acuto osservatore del proprio tempo. A ben vedere, si tratta di una scelta tutt’altro che casuale. Ci piace infatti immaginare un’affinità ideale tra due personalità differenti e distanti, certo, ma accomunate da una certa insofferenza verso le convenzioni e un’attenzione originale a guardare il mondo e le cose con libertà e senza alcun pregiudizio. E allora, in questo bailamme mediatico dominato dall’entropia, l’invito a guardare le cose da una prospettiva nuova e intima non può che accogliere la nostra approvazione.

La canzone utilizza quattro grandi figure spirituali (Gesù, Buddha, Maometto e Mosè) per raccontare l’amore e il bisogno di superare l’indifferenza del mondo attraversandolo con libertà e incoscienza. Se Gesù rappresenta il dono di sé e il sacrificio, attraverso le immagini dell’acqua e della croce, Buddha richiama la consapevolezza, il distacco e il tentativo di liberarsi dalla sofferenza. Attraverso l’immagine poetica della luna Maometto evoca invece il viaggio e la ricerca dell’altro, mentre Mosè rappresenta il cammino, il coraggio di attraversare l’impossibile e la ricerca di una direzione. Il vero protagonista, però, ci sembra sia quel continuo riferimento all’incoscienza, che sembra assumere un valore positivo: la possibilità di abbandonarsi all’amore senza pretendere di controllare ogni cosa. E il finale, con l’immagine di due persone finalmente libere, suggerisce che la vera liberazione non sia necessariamente spirituale o ultraterrena: potrebbe realizzarsi semplicemente nell’incontro autentico tra due esseri umani. O anche tra due esseri viventi che si rispettano reciprocamente.

Nel disco trovano posto altri personaggi come Don Gallo, Franco Califano, Francesco Nuti e poi Freak Antoni e Lupin. Un mosaico apparentemente eterogeneo e variegato che sembra voler rivelare, invece, la precisa intenzione di raccontare il presente attraverso figure che hanno qualcosa da insegnare, ricordare o mettere in discussione.

Contemporaneamente all’album esce anche Nomi e cognomi, il libro pubblicato da Baldini e Castoldi nel quale Baccini ripercorre incontri, esperienze e personaggi che hanno accompagnato oltre trentacinque anni di carriera. Un’autobiografia indiretta, costruita attraverso le vite degli altri.

Bentornato Baccini.

Francesco Baccini, NOMI E COGNOMI 2, Azzurra Music, 2026.