Il Patriarca di Gerusalemme accolto dalla comunità nel giorno della Festa della Madonna del Pilerio. Prima in Cattedrale, poi al Teatro Rendano in un’iniziativa organizzata dal Rotary

Cosenza ha incontrato il Medio Oriente in una giornata che ha intrecciato spiritualità, responsabilità civile e attualità internazionale. La visita di Sua Beatitudine Pierbattista Pizzaballa, Patriarca Latino di Gerusalemme, si è inserita nel solco di un’iniziativa di service promossa dal Rotary Club di Rende insieme ai Rotary Club dell’area urbana, con un obiettivo preciso: sostenere concretamente le comunità della Terra Santa attraverso le attività rotariane del territorio. L’incontro pubblico è stato dunque il momento culminante di un impegno che nasce prima delle parole e si traduce in un gesto di solidarietà tangibile.

La data scelta ha conferito all’appuntamento un significato ancora più suggestivo. Il 12 febbraio Cosenza celebra la Festa Patronale dedicata alla Madonna del Pilerio, alla quale la tradizione attribuisce la liberazione della città dalla peste del 1576. Quest’anno la ricorrenza assumeva un valore particolare, ricadendo nei 450 anni da quell’epidemia e nei 50 anni dal restauro dell’icona della Santa Protettrice. In questo contesto, l’arrivo di un Patriarca proveniente da una terra ancora segnata dalla guerra ha creato un parallelismo naturale tra una comunità che custodisce la memoria di una prova superata e una popolazione che attraversa tuttora una stagione di sofferenza.

La giornata si era aperta con la solenne celebrazione eucaristica in Cattedrale, presieduta dal cardinale Pizzaballa e concelebrata dall’Arcivescovo della Diocesi di Cosenza-Bisignano, mons. Giovanni Checchinato. La partecipazione dei fedeli al Duomo era stata intensa e raccolta, in un clima di mistica sobrietà che si è fatto festa per omaggiare l’illustre ospite venuto da molto lontano.

Il Card. Pizzaballa in preghiera davanti all’effige della Madonna del Pilerio (foto Ivan Patitucci / Le Officine Fotografiche, per gentile concessione)

Nel pomeriggio la città è stata attraversata da tempeste di pioggia e vento, ma le condizioni meteorologiche non hanno scoraggiato la partecipazione popolare. La magnifica austerità del Teatro Rendano si è ravvivata con tante persone provenienti da Cosenza e dai centri limitrofi, che lo hanno riempito in ogni ordine di posti. Soci dei club Rotary del territorio, fedeli e cittadini hanno scelto di non rinunciare all’appuntamento, dando vita a una platea attenta, silenziosa e profondamente coinvolta. L’esibizione dell’Orchestra Sinfonica Brutia ha introdotto l’evento con la giusta delicatezza, contribuendo a creare un clima di ascolto prima dell’inizio del dialogo.

Sul palco, il confronto tra Sua Beatitudine e il giornalista Simone Tropea, collaboratore del Patriarcato e promotore della visita. Presentando l’ospite, Tropea lo ha definito “un testimone diretto e straordinario di quanto accade in Terra Santa”, sottolineando come le sue parole nascano dall’esperienza quotidiana e non da un’analisi a distanza. I saluti istituzionali del sindaco Franz Caruso, del presidente del Rotary di Rende Sergio Mazzuca e del Governatore del Distretto Rotary 2102 Dino De Marco hanno evidenziato il valore civico dell’iniziativa, che nasce in un territorio particolarmente sensibile alle attività di volontariato e attento alle tematiche sociali.

Il colloquio è iniziato tonando indietro con la memoria al 7 ottobre 2023. Pizzaballa ha raccontato quella giornata con misura e realismo, ricordando di trovarsi in Italia e di non aver compreso immediatamente la portata di quanto stava accadendo. Solo con il passare delle ore e dei giorni è emersa la consapevolezza di trovarsi davanti a un passaggio storico. “Ci vuole del tempo per capire tutto, neanche adesso capiamo davvero tutto”, ha affermato con spiazzante sincerità. L’attacco di Hamas e la successiva risposta militare di Israele hanno determinato una trasformazione profonda nella Striscia di Gaza, che nel racconto del Patriarca appare come l’ingresso in una fase percepita come “guerra di sopravvivenza”, con effetti che hanno inciso non solo sul territorio ma anche sul linguaggio pubblico.

Proprio il linguaggio è stato uno dei punti centrali della riflessione. “Uno degli effetti di questa guerra è stato il linguaggio violento, il linguaggio deumanizzante, che ha giustificato la deumanizzazione”, ha spiegato. Quando le parole si irrigidiscono e riducono l’altro a nemico assoluto, anche la possibilità di ricostruire si fa più fragile.

Il Card. Pizzaballa durante l’incontro al Teatro Rendano (foto Ivan Patitucci / Le Officine Fotografiche, per gentile concessione)

Il Patriarca non ha eluso la complessità della propria posizione. Guidare una comunità cristiana che vive su fronti diversi significa confrontarsi con tensioni quotidiane. “Non era semplicissimo stare dentro quelle situazioni”, ha riconosciuto. Ha definito l’attacco del 7 ottobre un errore grave e, con la stessa chiarezza, ha affermato che “quello che è accaduto a Gaza è inescusabile e questo deve essere detto”. Nel teatro queste parole sono state accolte in un silenzio attento, segno di un pubblico disposto ad ascoltare senza cercare scorciatoie ideologiche. Ampio spazio è stato dedicato all’impegno concreto del Patriarcato. Nei mesi più duri del conflitto, le difficoltà nel far arrivare aiuti sono state enormi. Oggi, ha spiegato, è necessario passare da una gestione emergenziale a una prospettiva più strutturata: “adesso dobbiamo uscire dall’emergency mode e dobbiamo cominciare a governare in maniera sostenibile le cose da fare”. Tra le priorità indicate, la scuola occupa un posto centrale, perché “senza scuola significa bruciare le nuove generazioni”.

Nel finale, la riflessione si è allargata all’Europa. Pizzaballa ha parlato di una società ricca di risorse ma attraversata da una certa stanchezza, arrivando a evocare l’esistenza di un “vuoto spirituale”. Non una denuncia polemica, ma una constatazione: il benessere materiale non è sufficiente a colmare il bisogno di senso e di prospettiva. E, quasi a evitare letture manichee, ha ricordato che anche nel cuore della guerra esistono persone capaci di gesti di bene. In una città che ha celebrato la memoria della propria liberazione dalla peste, l’incontro con il Patriarca di Gerusalemme ha lasciato un messaggio sobrio ma impegnativo: la pace non nasce da formule astratte, ma da verità, libertà e responsabilità condivisa.

Al termine dell’evento, al Patriarca è stata donata una croce realizzata dal Maestro Gerardo Sacco, segno conclusivo di un incontro che ha unito memoria, fede e impegno civile.

Il Card. Pizzaballa al suo ingresso nel Duomo di Cosenza (foto Ivan Patitucci / Le Officine Fotografiche, per gentile concessione)